Hai uno strappo nella gonna aderente e ti si vedono le natiche.
È ovvio dal lembo di pelle che scorgo che non hai semplici mutande ma qualcosa di filiforme.
Sbavo in un magico languore, un incantesimo, mentre mi volti le spalle.
Sai che ti fisso, che inchiodo il mio sguardo sui tuoi glutei, carpisci l’energia, ma ti fingi inosservata.
Dama attempata d’un castello in decadenza.
Castellana fascinosa in esilio tra queste oscure lande.
Ti rivedo ove un attimo fa non c’eri, allo sbocco di passaggi segreti che solo tu conosci.
Umidi corridoi che profumano della tua vulva lupesca.
Comprendo!
M’avvento!
Mentre tutto
diviene
sogno di carne.
Davide Giannicolo

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