Visualizzazione post con etichetta desiderio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta desiderio. Mostra tutti i post

mercoledì 29 luglio 2026

Passaggi Segreti

 


Hai uno strappo nella gonna aderente e ti si vedono le natiche. 

È ovvio dal lembo di pelle che scorgo che non hai semplici mutande ma qualcosa di filiforme.

Sbavo in un magico languore, un incantesimo, mentre mi volti le spalle. 

Sai che ti fisso, che inchiodo il mio sguardo sui tuoi glutei, carpisci l’energia, ma ti fingi inosservata.

Dama attempata d’un castello in decadenza.

Castellana fascinosa in esilio tra queste oscure lande.

Ti rivedo ove un attimo fa non c’eri, allo sbocco di passaggi segreti che solo tu conosci.

Umidi corridoi che profumano della tua vulva lupesca.

Comprendo!

M’avvento!

Mentre tutto 

diviene 

sogno di carne.

Davide Giannicolo

sabato 1 marzo 2025

Corpo Caotico

 


Corpo caotico, abbietto desiderio. 

Il contrario plastico della perfezione greca.

Linee asimmetriche, caos delle forme, impossibile da modellare.

Monumentale e astratto agglomerato di particelle,

Scultura filosofica di Anassagora.

Carne confusa, buttata a caso da un Dio pazzo, accompagnata da una sbornia anale, sporca orgetta con whisky e due lesbicone su un divano sfondato, effusioni di bagordi, lingua grassa e avida nella bocca, pulsioni e pulsare da tutti i fronti, enormi natiche spalancate come la bocca dell’inferno, sole di un folle pomeriggio di primavera in mezzo ai campi.

Corpo caotico, cosmica follia, sordido segreto matriarcale.

Molle materia, onde sgraziate, oscurità Dionisiaca e informe, figlia della pazzia, malsano desiderio.

Amorfo abisso di sobbalzi e capezzoli grossi come occhi sgranati fuori dai bulbi, tentacoli tremuli, ovunque bocconi morbidi, rotoli e pieghe di mastino glabro, materia rosea di delirio della carne, abnorme mostruosità assisa sul trono di un fallo massiccio come un palo.

Scheletro inesistente, plasticità di pura carne attua a inghiottire nel suo lento, inesorabile, elefantesco avanzare verso la bocca implorante d’ogni peccato.

Sguaiata, innominabile confusione delle forme.

Corpo caotico, febbre di luna, inconfessato spasmo interiore.

Corpo slabbrato, pelle immonda che cede al caos, seni di vacca gravida, fianchi sfatti in cui violentemente affonda la mano e ogni carezza diviene schiaffo nel delirio tattile di un impasto umanoide di lardo e sangue, purulente sensazioni soffocate malamente.

Scultura incompiuta, adagiata come impasto su qualsiasi tocco, che sia il marmo d’una nascosta latebra o il talamo della mia ardente irrequietezza.

Davide Giannicolo

lunedì 7 ottobre 2024

Immagini dal Ghetto

 


Il treno sferraglia sul ponte di fronte al balcone, inquieto ed inquietante il fantasma della carnalità resta immobile sui binari e fissa la donna dalla pelle ambrata nella casa fatiscente.



Denti bianchissimi addentano un frutto troppo acerbo, labbra grosse, laide, suggono il nettare come fosse sangue bianco.



Il fantasma del desiderio, immobile sui binari, estrae un membro liscio e inizia a carezzarlo; La scimmia glabra lo fissa, paralizzata, il frutto nelle mani, silenziosa sul balcone, la veste da casa stretta sui capezzoli turgidi e lunghi come dita.



Il treno che sferraglia nella giungla di cemento, non c’è un albero, sole artificiale, ratti nascosti, mattoni marci, pietre vetuste.

Il fantasma della carnalità sui ciottoli dei binari mentre il treno violenta il silenzio con scintille di metallo, eiacula.



Scene del ghetto, emulo di Masoch ma  più terra terra.

La vulva rossa della donna ha delle scosse, proprio come quelle provocate dal treno che sferraglia. La veste da casa scostata da mano tremante sua propria, adesso anche il suo frutto di carne, dall’acre odore esotico, produce un latte denso che cola lungo le cosce tozze. Dita che frugano irrequiete nel fradicio, luminoso, nerissimo pelo che sormonta la scarlatta bocca affamata e implorante.



Tremore, calore, fuoco nel ventre.

Orgasmo sul balcone nel deserto di cemento, non c’è un albero, non c’è un’anima, il treno si allontana, degrado, vergogna, tremore, sporcizia, bruciore tattile, ferita umida, spossatezza, appagamento, colpa, morte dei sensi, tristezza, olezzo di carne, pelle semisvelata.



Il fantasma della carnalità sorride, anche la scimmia glabra ricambia, masturbazione reciproca, platonica, corpi che vibrano e non si toccano in una magica stregoneria di lontananza. 



Tornerà il giorno dopo, proprio come il treno, in un gioco adulto di trasgressioni urbane e domestiche.

Lui prigioniero dei binari della stazione, lei incarcerata nella cadente casa serraglio dall’intonaco scrostato.

Il silenzio del primo pomeriggio uccide ogni cosa nel quartiere remoto.

Tutto è finito come le gocce viscose e luminescenti del desiderio.

Fino al prossimo treno.

Davide Giannicolo



venerdì 27 gennaio 2023

Picnic (Sogno di Luna Rossa)



 Qualcuno ti ha sottratta al nano ambrato,

Marito Bengalese, 

In questa umida notte di luna rossa.

Sulle ali di un sogno agitato ti porta a un picnic in pieno sole, su un prato verde.



D’un tratto il cielo s’annuvola e diviene scuro.

Verghe, ibridi tra funghi, fiori e cazzi sorgono lentamente dai ciuffi d’erba in una danza sinuosa.

Frugano nelle tue mutandine,

Rovistano nella tua fica rossa e aperta  come una ferita, 

depongono spore nella tua bocca, 

si strusciano sulle tue mani,

 irrompono dentro te.



L’organista irrequieto ed inetto più in là sanguina chiuso nel tempio funesto dell’ipocrisia.

Piove

Su di un lago di sperma che cela mostruosità indicibili.

Ti risvegli madida

E sospiri.


Davide Giannicolo



martedì 18 gennaio 2022

Re

 


Sudditanza di reietti privi di sbocco alcuno.

Concupiscenza eterna, nero fiore di carne nella bocca del tiranno.

Inveterate regine nere s’affollano in ginocchio intorno alla verga austera del sovrano, spalancano le labbra in attesa di suggere il potere.

Talmente maestoso, onusto di calma violenza, il Re Oscuro vive in un incantesimo di ghiaccio le sue notti solinghe.

Il sangue sulla sua mazza, depone una tetra promessa.

Poiché solo l’icore irruente d’un desiderio negato, potrà sciogliere il gelido cristallo che attanaglia ogni sua passione.

L’oscuro sovrano sogna, mentre i suoi sudditi, ammirati, frementi, si prostrano a lui sognando a loro volta un attimo incastonato in una gemma.


Davide Giannicolo


giovedì 21 ottobre 2021

Inchiostro

 

Vorrei che l’inchiostro dei miei scritti, 

vivo, 

come lo sputo del polpo dallo sguardo di seta di Lautrèamont, 

strisciasse nottetempo dalle pagine dimenticate,

così da attorcigliarsi furtivo intorno ai tuoi capezzoli,

tappandoti la bocca improvvisamente desta, 

solleticando il tuo clitoride, 

scavando dentro te, 

facendo scoppiare nella tua testa una pioggia di diamanti.



Vorrei che l’inchiostro dei miei scritti, 

nottetempo, 

si tramutasse in vendetta 

e come stiletto insanguinato di rancore, 

con il quale li vergai, 

si infiggesse tra le tue costole fragili, 

facendoti scoppiare il cuore. 

Davide Giannicolo




lunedì 9 agosto 2021

Desiderio e afrore nel primo pomeriggio d’agosto


Vorrei dardeggiare dentro te
Nascosto nella penombra delle due del pomeriggio
Che lenisce gli afrori d’agosto.
Invece sono un frutto sanguigno che marcisce al sole
Mentre leste le mosche del peccato 
Su ali foriere di fosco presagio
Giungono a finirmi.
Davide Giannicolo

mercoledì 23 maggio 2012

Desiderio




Un candito frutto,
cinto di carnale disio,
sulla terrazza arsa dal sole
indugia.

Allungo le mani,
deciso
nell’atto di coglierlo.

Soavemente le mie dita
all’apparenza brutali,
carezzano la superficie liscia e sinuosa
che sembra carne ardente.

Fremono le foglie
al mio tocco leggero
che man mano
di desiderio è impregnato.

Un mango succoso
o qualcosa di simile,
poiché in terra
mai ho scorto
qualcosa ad esso affine.

Si agita,
spasmodico,
il mio desiderio,
ed è più forte di qualsiasi moto interiore
l’impulso di posarvi le labbra.

La mia bramosia,
diviene ossessione,
assaggio avidamente
la vellutata scorza
che racchiude in sé
sapori riconducibili ad un metafisico incanto.

Ed eccomi ubriaco
del succo divino,
stordito,
ormai totalmente assoggettato
a quella malia delicata
dal vivido sapore.

Sento quasi dei gemiti soffusi
innalzarsi,
mentre il sole ardente
infiamma questo singolare amplesso,
poiché io sono carne
che s’unisce sempre più con vigore
a qualcosa che è composta
dell’essenza di un fiore.

Maggiormente si dischiude,
aprendosi completamente alle mie labbra
ormai avide,
polpa sublime,
rossa,
intrisa  d’essenza divina.

Chiari sono i gemiti adesso,
di entrambi,
il frutto e la carne,
si mescolano divenendo un'unica cosa,

era forse intriso di un narcotico elemento
quel succo vermiglio
che ora cola dalla mia bocca mai sazia?

Poiché mi sembra d’entrare totalmente
in quella densa,
inumana porta,
che la buccia mi ha aperto
concedendomi l’estasi.

Fremo,
e pare che anche il frutto lo faccia,
s’innalza l’incanto,
unendoci in questo banchetto surreale.

Cos’ho realmente fra le mani
Se non desiderio?



Testo: Davide Giannicolo
Immagini: Caravaggio e Fabrizio Beretta

giovedì 1 dicembre 2011

Purezza o desiderio




 PUREZZA O DESIDERIO
DI DAVIDE GIANNICOLO.


Non si scorgeva cosa in giro più bella di lei, se alzavi gli occhi al cielo, oppure giù verso i fatati fluttui del mare, ti rendevi conto che nulla osava infrangersi contro quella pelle, l’armonia delle cose veniva spezzata, letteralmente infranta dalla sola esistenza fisica di lei a frapporsi metafisica con il paesaggio.
Era innaturale si, innaturale e fulgida nei colori dei suoi indumenti intimi e le palesi trasparenze, troia agli occhi dei più, ma lui la vedeva come un angelo che brandisce una bomba incendiaria, l’angelo che dissacra il potere del suo splendore ornandosi dell’ordigno, questo era lei, un angelo di psicosi in intimo rosa.
Lui le stava dietro, sul ponte della nave, pareva un latrato, e nerovestito al sole era la sua ombra. Ma se guardavi meglio distogliendo lo sguardo da lei angelotroia, capivi che lui non era l’ombra, notavi uno sguardo infame, largo, e il padrone dello sguardo era un gigante con le braccia segnate da tagli e cicatrici, al di la degli occhiali da sole di lui lo sentivi lo stesso il suo sguardo che t’aggrediva, t’abbaiava contro come un Pit bull che compone versi di violenza. Poi si fermava e guardava oltre, intanto lei non aveva notato nulla, infima e dolorosa stella del mattino magari ricambiava il tuo sguardo pavido.
Questa scena la potevi notare spesso.
“Chi è lui?” Si chiedevano i più.
“Lei lo si sa, sarà una troia.”

                                                                  *******


Sulla nave le cose andavano lente, ormai tutti bramavano lei, e molti magari già credevano di sapere come distogliere la specie di orso che la seguiva.
Ci fu una festa quella sera, sia lui che lei bevvero molto, ma lei diede più spettacolo, avvampando con movenze artefatte con maestria gli ammiranti sguardi infingardi.
Un giovane le si avvicinò, si baciarono, l’orso non mosse un dito, e tutti si voltarono a guardarlo in cerca d’un presunto segreto svelato, così lui accennò un mesto sorriso.

“Cos’è lei per te?”
Udì la voce della donna grassoccia e insignificante invidiosa della di lei perfezione, l’aveva notata avvicinarsi, lui odiava spiegare cos’era lei per lui a tipi così, odiava spiegarlo in generale.
“Lei è l’imperatrice che io servo devotamente, o forse la donna che più mi ha fatto effetto nella vita, o quella che mi a dato più amore.”
“E ti fa male vederla così?”
Tremende pugnalate all’anima e al sistema nervoso, ogni volta, ma questo non lo disse, non le disse di quel sottile gioco vampiresco che quando sembrava essere meno doloroso improvvisamente abbrancava, non le disse dei baci rubati, del sangue versato, giovane, fiammeggiante sangue fulgido d’amore, quel suo sangue di quand’erano bimbi, lei lentigginosa e con il seno opulento appena sbocciato, lui grosso e sensibile il doppio di tutti da sempre.
Così si erano scelti vivendo in quel gioco, c’era voluto molto per ammansirlo, ma non era ancora domato, un animale selvaggio non si domina mai, ma un uomo selvaggio può divenire un guerriero, e allora sceglie di percorrere pericolosi sentieri di devozione.
Lei dal suo canto lo amava, o almeno amava la mente e lo spirito di lui, la sua devozione forse, ma mai la sua forza, lei non era donna che potesse amare la forza, lei aveva la psiche in frantumi, se non avesse avuto la stupenda maschera di quella bellezza sarebbe spiccata palese la sua confusione da bimba smarrita, bimba violata, in lacrime.
Si, al di là della maschera lei era una lacrimante, fragile espressione di purezza in frantumi, e lui tentava follemente di assorbire quel dolore unendolo ai baci da lei incoscientemente donati sulla loro strada, ma in fondo lei era una dolce, ingenua bambina, di quelle che non puoi proprio sgridare.
Dov’era la sua vendetta irreale?
Chi aveva violato la purezza del suo amore?
“No anzi”, Infine rispose, “mi fa sorridere, non si stanca di farlo, mai, non ha imparato i principi che forgiano un vero uomo.”
“E tu aspetti che se ne accorga? Come puoi? Cioè tu mi stai dicendo che sei innamorato di lei e la segui come un cane aspettando che ti noti mentre troieggia con l’equipaggio?”
“Vedi piccola pustola, esistono uomini che attendono che qualcuno li aggredisca per poi uccidere placando la sete di sangue che li avvampa, esistono uomini che difendono il tempio con la vita
anche quando è in fiamme, e altri che amano con fervore pur non ficcando la cappella fra le gambe di voi troie.”
“Ma come ti senti di fronte a scene come questa?”
Lei portava via il giovane con cui stava ballando mentre l’interlocutrice dell’orso le rivolgeva la domanda, forse lo portava in cabina, o forse a farsi possedere per terra, sul ponte, sotto il cielo maligno borchiato di stelle.
“Non capisci che lei è una bambina smarrita, non lo senti ora il suo pianto? Non odi il tormento? Io lo sento, e dico che nessuno di voi può capire nè vedere realmente.”
Così si versò un nuovo Jack e guardò i seni grassocci e tondi dell’interlocutrice, forse anche lui, celato sotto il grosso corpo di orso, nascondeva un bambino piangente, sconcertato dalla vista del mondo e della purezza violata.

©Davide Giannicolo