Perché ogni cosa diviene sogno dal quale urge destarsi?
Perché tramuto immantinente in ricordo il mio presente soffocandolo nella malinconia?
La morte, come un’edera, s’arrampica dentro me.
Davide Giannicolo
Necromania e puro amore per decadenza e violenza, poesia oscura, lirismo licantropico, monumentali astrattismi sanguinari, danza di catene e rasoi al chiaro di luna, letteratura notturna, solinga, antintellettuale. Questo è il manifesto del porto dei misfatti, e i viandanti che vi entreranno sentiranno gelidi moncherini carezzare il loro volto, o sinuose sirene, il cui bacio sa di prostituzione e antichità.
Perché ogni cosa diviene sogno dal quale urge destarsi?
Perché tramuto immantinente in ricordo il mio presente soffocandolo nella malinconia?
La morte, come un’edera, s’arrampica dentro me.
Davide Giannicolo
https://amzn.eu/d/01Mb4M90 In Sanguine
Una storia violenta ambientata in un medioevo oscuro senza via di salvezza. Una tragedia sanguinosa colma di passioni pericolose, amori passionali e sanguigni. Tra cavalieri dal volto mai svelato, affascinanti, fatali vampire e guerrieri barbarici assetati di sangue.
Leggi un libro!
Il Libro di Volcidor!
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Oppure contattandomi direttamente al mio castello desolato, attraverso sale di tortura e tetri passaggi segreti.
Ti Aspetto!!!
Nell’aria ho carpito il profumo di cose del passato.
Ho provato dolore.
Dolore nel cervello che è sbocciato come un fiore.
Davide Giannicolo
Hai uno strappo nella gonna aderente e ti si vedono le natiche.
È ovvio dal lembo di pelle che scorgo che non hai semplici mutande ma qualcosa di filiforme.
Sbavo in un magico languore, un incantesimo, mentre mi volti le spalle.
Sai che ti fisso, che inchiodo il mio sguardo sui tuoi glutei, carpisci l’energia, ma ti fingi inosservata.
Dama attempata d’un castello in decadenza.
Castellana fascinosa in esilio tra queste oscure lande.
Ti rivedo ove un attimo fa non c’eri, allo sbocco di passaggi segreti che solo tu conosci.
Umidi corridoi che profumano della tua vulva lupesca.
Comprendo!
M’avvento!
Mentre tutto
diviene
sogno di carne.
Davide Giannicolo
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Disponibile su Amazon l’ultimo romanzo di Davide Giannicolo.
In questa società decadente già pregna di meticci, figli e figliastri da annegare in un pozzo o strozzare nella culla, la sporca ragazza dei bassifondi prende la corriera di primo pomeriggio. Ha appena diciott’anni e sul letto una schiera di teneri peluche.
Raggiunge il suo ragazzo, uno spacciatore esteuropeo giunto sino a noi mediante un giro di sifilitiche comunità. Ha il fegato marcio a causa delle birre economiche, è cocainomane e ha il riporto nei capelli, una macchia lucida color carne sbuca sgargiante dalla sua chioma, nascosta in malo modo. Ha il cazzo pieno di croste che sovente gratta come un orangutan e trasmetterà alla diciottenne molte malattie portatrici di prurito.
Ma lei prende la corriera, bambina in perizoma affascinata da questo bidone d’immondizia dalle fattezze umane. Si siederà nell’autobus in mezzo a un coacervo di razze che ricordano Babele, tra odori d’ogni tipo, provenienti da scarpe sudice a indumenti intrisi dal sudore di più giorni.
Prende la corriera perché lui ha più di vent’anni ma non ha la macchina, ha speso tutto in birre da poco e cocaina, scarto di una società decadente.
Eppure lei lo raggiunge, nell’appartamento dei genitori di lui, una stamberga fatiscente, covo di topi e scarafaggi ove regna l’olezzo di cipolla soffritta e natica sudata.
Aprirà le gambe e si farà scopare nel primo pomeriggio, affanno d’un naso saturo di cocaina e bocca lercia d’alcol.
È così che nascono i meticci, figli e figliastri, tra il cemento e la spazzatura, dalle puttanelle in fregola e i cani randagi.
I nostri bambini sono fiori di cristallo, lama di rasoio si abbatta, mutilando naso, guance e orecchie, deturpando il volto di coloro, che li abbandona nello sterco, come fu fatto con costei.
Parlo di Padri alcolizzati, sovrani di appartamenti dai muri scrostati.
Madri troie e drogate, tossiche bavose che raggiungono gli operai di turno (All’alba, nel primo pomeriggio e nel cuore della notte) nelle fabbriche dove questi loro amanti lobotomizzati massacrano il proprio corpo, smarrendo il senno e la nozione del tempo, pur di racimolare da loro, servendosi di disgustose moine, qualche spicciolo e una dose di sperma; allontanandosi poi (le troie tossiche madri di cucciolate innumerevoli di meticci, nidiate viscose di figli e figliastri) tutte contente nelle loro Nissan prese a rate infinite che non finiranno mai di pagare.
Nessuna fortezza è ormai inespugnabile.
Nessuna lama abbastanza affilata.
Scintillio del tirapugni nella notte.
Tuono di proiettile, stella di fuoco purificatore.
Unico antidoto a questo veleno.
La civiltà affoga, come un gattino chiuso in un sacchetto di plastica, annegato tra le acque d’una fontana pubblica.
Davide Giannicolo