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martedì 14 ottobre 2025

Fuck Me Serial Killer


La nebbia era bassa e densa, si vedevano a malapena le foglie morte sull’asfalto dei viali della zona suburbana, 31 ottobre sera, poco prima delle sette.

In biblioteca era rimasta solo lei, registrava gli ultimi testi al computer. Un silenzio mesto regnava nelle stanze deserte dell’edificio, neanche all’esterno, lungo le strade di aceri e castagni dalle foglie cadute, si udiva alcun suono.

Fu allora che lui apparve, alto e massiccio, nerovestito, una quercia immobile all’entrata della sala. Indossava una maschera e la fissava immobile. Lei si paralizzò, le labbra leggermente schiuse, una piccola goccia di orina tra le mutandine a causa dello spavento. Lo scrutava angosciata cercando di capire chi mai si nascondesse sotto quella maschera nera come il resto degli indumenti, un pessimo scherzo di Halloween a quell’ora in una biblioteca deserta. Avrebbe voluto sorridere, risollevarsi, rimproverare il buontempone, ma lui avanzò, lentamente, inesorabile, il terrore si impadronì del corpo di lei.

La mano inguantata le afferrò la gola, la sollevò e schiantò l’esile figura sulla scrivania, il silenzio era lacerante, si udiva solo l’affanno dell’’aggressore, come il rantolo di un orso. 

Le sfilò i pantaloni di pelle  nera che tanto amava indossare per tirare su il sedere, strappò il perizomino filiforme rosa confetto, estrasse un membro pulsante e gonfio dall’immenso glande rosso, le venne in mente una zucca illuminata nelle tenebre della notte mentre lui la penetrava con quell’arnese. La stuprò sulla scrivania, il mostro possente la sconquassava con la violenza meccanica di un pistone. Una danza di pipistrelli fuori dalle vetrate della finestra, il vento gelido di fine ottobre, il fruscio delle foglie cadute, la decomposizione tra le aiuole ordinate, brulicare di vermi impossibile da celare, notte d’Ognissanti, notte di lupi mannarivampiristreghe, mostri e stupratori mascherati. Fu un’esplosione organica, lei venne più volte mentre si stringeva alla sua schiena possente, ma l’orgasmo più grande avvenne quando venne anche lui, riversandole dentro il suo seme  in un getto perlaceo e veemente. Lo sperma le colava dalla vulva, era ancora distesa sulla scrivania a gambe larghe con il sesso ricoperto da una peluria bruna invischiata, mentre lui si allontanava lentamente, così come era venuto. 

Le era piaciuto, non c’era dubbio, era sempre stato il suo sogno, essere posseduta violentemente da un enorme tizio slasher, grosso, risoluto, rozzo e possente.

Tornò a casa, aveva organizzato un festino per Halloween con suo marito, se la gente avesse saputo, la classica bibliotecaria tutta perfettina e impeccabile.

Indossava una divisa nazista femminile con tanto di fascia rossa con svastica, frustino e berretto S.S.

Aveva legato il suo compagno, magrolino e insignificante, con delle manette alla spalliera del letto. Fu allora che lui, lo slasher mascherato, sfondò la porta facendosi nuovamente vivo, questa volta aveva in mano un grosso coltello da caccia modello Bowie. Accoltellò il povero coglione ammanettato e la possedette nuovamente, così, vestita da Gestapo sul cadavere del marito scempiato dalle coltellate. Era come una sorta di ménage a trois con il morto, sangue ovunque sulle lenzuola e sulla pelle, un amplesso dal sapore di macello, la carne impiastricciata di fluidi e odori ferrosi, grida di godimento mentre ci si strusciava rantolando sulla carne morta. Una perfetta notte di Halloween per la bibliotecaria repressa dalle tendenze sadomaso, con tanto di cadavere macellato. Lui sparì nella notte insieme ai pipistrelli e alle creature strane ed erranti che popolano quella magica notte d’autunno una volta l’anno, o almeno fu quello che lei raccontò agli inquirenti quando scoprirono il cadavere del marito, perché nessuno ha mai saputo, in quella cittadina fuori mano dove ciascuno sa tutto di tutti, se quella storia fosse vera o fosse stata lei a ucciderlo in un gioco erotico spinto troppo oltre.


Davide Giannicolo

domenica 27 febbraio 2022

Appuntamento al Cimitero

 




Eravamo adolescenti, leggevamo fumetti di Ghost Rider, che noi chiamavamo affettuosamente Ghost, prima ancora che fosse solo concepibile farne un film. Ascoltavamo musica Black Metal, bevevamo birra e vino da poco, magari mangiando una pizza su una panchina arrugginita o fuori ai tavolini di qualche bettola che puzzava di olio fritto non sostituito. Internet non c’era, tantomeno i cellulari, ce ne stavamo in strada, anche in pieno inverno, a gelarci mani e faccia, vivevamo in un paesino di periferia e mentre tutti gli altri facevano cose che a noi sembravano stupide o quantomeno poco interessanti, noi ce ne stavamo in una realtà tutta nostra, fatta di teschi, argento e birra Peroni.

Io ero molto attratto dalle atmosfere gotiche, il vampirismo, le donne spettrali e pallide che passeggiano avvolte in un lenzuolo trasparente in piena notte sul ciglio di una strada deserta. Misterioso, irrequieto viandante mi ci sarei voluto volentieri imbattere, vittima di vampirismo finalmente fuori dallo squallore della quotidianità.

Un sabato sera, intorpiditi dal freddo e resi coraggiosi dalla quarta birra in bottiglia della specie grande(come Lautréamont definirebbe uno scorpione) un mio amico mi rivelò di conoscere un accesso al cimitero, ci saremmo potuti entrare  facilmente anche di notte seguendo le sue semplici istruzioni. Era interessante, certo più di un’altra serata su di una panchina a gelarsi le natiche fumando sigarette birra dopo birra.

Andammo spediti fuori dal muro di cinta, attraverso i cancelli i lumini ci chiamavano, tremolanti e rossi, a una tetra serata di gala. Era atmosferico, romantico, superbo, lontani dalle luci dei palazzi vedevamo solo il cielo nero e le fiammelle scarlatte brillare davanti a noi. Il cuore batteva forte, le emozioni facevano sospirare, come a un primo appuntamento.

Scavalcammo e ci trovammo dentro, il mio amico aveva trovato una strada veramente comoda, chiunque sarebbe potuto entrare, effettivamente chi si sarebbe sognato di profanare un cimitero di notte?

Vagammo un po’ tra le tombe, in un silenzio frusciante e sacro, nessuno di noi osava aprire bocca.

Fu poi il momento di andar via, ognuno alla propria casa e alla realtà infame, ma nessuno di noi, anche quando ormai eravamo in strada sotto i lampioni, sembrava più lo stesso di prima. Era come se quel luogo ci chiamasse da lontano, non pensammo ad altro finché non ci decidemmo a tornare. Questa volta solo in due, perché intanto il terzo(eravamo in tre la prima volta) non dava più notizie di sé da una settimana.

Scavalcammo nel solito modo, era notte fonda, ma immediatamente la nostra inquietudine fu destata da uno strano fenomeno, il silenzio era infranto da uno sciabordio ipnotico, notammo subito che una fontana  era aperta, l’acqua fluiva abbondante, qualcuno aveva dimenticato di chiudere il rubinetto? Era plausibile. 

Camminammo per un po’ tra i marmi funerei, le luci dei lumini proiettavano lunghe ombre danzanti intorno a noi. Udii una risata di donna, maliziosa, ammaliante, guardai subito il mio amico dritto negli occhi.

-Hai sentito?

Lui annuì, pallido come un morto, pietrificato dal terrore.

Vedemmo due ragazze rincorrersi tra le tombe, sembravano nude, ridevano e giocavano come fossero in un prato, poi si voltarono facendoci cenno di seguirle.



Io lo feci, senza badare al mio compagno, ero ipnotizzato, completamente ammaliato da quelle risatine soffuse, attirato come una falena dalla fiamma. Le seguii attraverso i vicoli tombali, quando correvano acceleravo il passo, quando si fermavano ricambiavo i loro sorrisi cercando di raggiungerle e unirmi a loro. Finalmente me lo consentirono, il mio amico era con me e ci accolsero tra le loro braccia, fredde come il letto di una grotta, ci accarezzarono, ci amarono, ci baciarono di baci maliardi, come mai nessuno aveva fatto fuori di lì. Era bello ma allo stesso tempo mi sembrava di sprofondare in una fossa di crisantemi mentre perdevo la mia verginità con uno spettro.

-È quasi l’alba, il nostro tempo è finito, ma voi tornerete presto a trovarci vero?

Disse quella che tra le due aveva i capelli neri come il cielo di novembre.

-Finalmente abbiamo trovato degli amici, stare qui da sole è così triste!

Aggiunse la bionda audace dagli occhi di ghiaccio.



Uscimmo dal cimitero di domenica mattina ai rintocchi delle campane della chiesa vicina, non potevamo credere a quanto vissuto, un sogno a occhi a perti del quale però, fortunatamente, eravamo testimoni l’un l’altro. 

Felici e vispi, avevamo perso la nostra verginità e ci sentivamo uomini, poco importava se quelle due fossero fantasmi, vampire o dio solo sa cosa. 

-Torneremo appena possibile vero?

Dissi sorridendo al mio amico.

-Certo, sono meravigliose, e quando le troviamo io e te due così?

Nessuno di noi fece domande, inutile inventarsi scuse, quelle due non potevano essere vive, troppo facile pensare che fossero come noi, ragazze in carne e ossa, attratte dalle tetre atmosfere cimiteriali.

Decidemmo di andare a trovare il nostro amico, quello che era venuto con noi la prima volta e ne era rimasto angosciato, pur convenendo di comune accordo di non fargli parola delle due ragazze, poiché già ne eravamo gelosi e volevamo tenercele per noi.

Il nostro amico non era in casa, lo avevano trovato il giorno prima, morto, col collo spezzato, proprio nel cimitero. 

Tornare o non tornare? Voi che avreste fatto?

Il richiamo non ha mai cessato di tormentarci. 

Davide Giannicolo

....Potrebbe Continuare...

sabato 29 gennaio 2022

Il Castello Nottetempo

 


Il castello era semi diroccato, a nessuno piaceva andarci, fu per quello che quando ci si svegliò all’interno, al buio, circondata da antichi candelabri accesi, il cui bagliore faceva tremolare le ombre su ogni muro, Laura fu colta da una ingestibile inquietudine. Si alzò in piedi accorgendosi di non avere biancheria intima, se ne rese conto dal fruscio della gonna sulle natiche nude e lungo il crespo pube. La paura raddoppiava a questa consapevolezza. Chi l’aveva prelevata dalle coltri del letto? Chi l’aveva denudata e poi rivestita con abiti non suoi per poi condurla nel vetusto castello coperto d’edera appartenuto secoli prima a una dimenticata stirpe?

Presto ci fu una risposta a questi suoi tetri quesiti, una donna austera fu illuminata dalle candele mostrando lineamenti aristocratici e crudeli.

-Carmilla, tu mi hai condotto qui?-

Le due si conoscevano, Carmilla era misteriosamente entrata nella sua vita qualche mese prima, viveva con lei, ad affidarla a suo padre era stata una donna enigmatica, dopo un incidente in carrozza, con la promessa di venirla presto a recuperare. Da quella volta si erano molto unite. Carmilla era capace di indurre in lei un forte torpore, un languore capace di soggiacerla quasi sempre in uno stato simile al sonno e in quei momenti le due si toccavano inumidendosi le dita tra le reciproche gambe, le loro lingue si intrecciavano, così come le fessure rosse del loro sesso strusciavano l’un l’altra fino a un orgasmo spossante. Era questo che facevano le due quando non erano viste da nessuno.

-Si sono stata io a portarti qui, ti avevo detto che saresti stata mia per sempre, anche dopo la morte, ed è arrivato il momento-

Giunse una nuova donna, completamente nuda, alta, dal sesso peloso e nero come la pelliccia di un lupo. Laura riconobbe la contessa, madre di Carmilla.

-Ma lei non doveva partire per un lungo viaggio? Non era questo il motivo per il quale sei rimasta con noi?-

Carmilla rise sguaiatamente, sembrava un demone sghignazzante, poi strappò le vesti di Laura graffiandole un seno, il sangue serpeggiò in rivoli sottili lungo quella carne candida come la neve.

-Lei è sempre stata qui, è lei che ti ha voluto....

La contessa, senza emettere sillaba, affondò canini aguzzi e famelici nel collo di Laura, Carmilla la imitò mordendole il seno graffiato e cominciò a succhiare avidamente. Fu un’estasi, un’orgia, anche la vulva di Laura subì il suo morso, la suzione la fece impazzire dal piacere. Il vampirismo aveva accolto Laura nelle sue braccia carnali, la sensualità dei Karnstein aveva sottomesso Laura, giovane e innocente, a un’indimenticabile eternità di lussuria e ricerca di sangue, da consumarsi nel gotico castello nottetempo.

Davide Giannicolo 



Vuoi Saperne di più? Questo racconto si ispira al capolavoro gotico Carmilla, di Joseph Sheridan Le Fanu, classico del vampirismo erotico lesbico. 

La storia potrebbe continuare, se finalmente cacci i soldi.