Nell’aria ho carpito il profumo di cose del passato.
Ho provato dolore.
Dolore nel cervello che è sbocciato come un fiore.
Davide Giannicolo
Necromania e puro amore per decadenza e violenza, poesia oscura, lirismo licantropico, monumentali astrattismi sanguinari, danza di catene e rasoi al chiaro di luna, letteratura notturna, solinga, antintellettuale. Questo è il manifesto del porto dei misfatti, e i viandanti che vi entreranno sentiranno gelidi moncherini carezzare il loro volto, o sinuose sirene, il cui bacio sa di prostituzione e antichità.
Nell’aria ho carpito il profumo di cose del passato.
Ho provato dolore.
Dolore nel cervello che è sbocciato come un fiore.
Davide Giannicolo
Hai uno strappo nella gonna aderente e ti si vedono le natiche.
È ovvio dal lembo di pelle che scorgo che non hai semplici mutande ma qualcosa di filiforme.
Sbavo in un magico languore, un incantesimo, mentre mi volti le spalle.
Sai che ti fisso, che inchiodo il mio sguardo sui tuoi glutei, carpisci l’energia, ma ti fingi inosservata.
Dama attempata d’un castello in decadenza.
Castellana fascinosa in esilio tra queste oscure lande.
Ti rivedo ove un attimo fa non c’eri, allo sbocco di passaggi segreti che solo tu conosci.
Umidi corridoi che profumano della tua vulva lupesca.
Comprendo!
M’avvento!
Mentre tutto
diviene
sogno di carne.
Davide Giannicolo
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