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Disponibile su Amazon l’ultimo romanzo di Davide Giannicolo.Necromania e puro amore per decadenza e violenza, poesia oscura, lirismo licantropico, monumentali astrattismi sanguinari, danza di catene e rasoi al chiaro di luna, letteratura notturna, solinga, antintellettuale. Questo è il manifesto del porto dei misfatti, e i viandanti che vi entreranno sentiranno gelidi moncherini carezzare il loro volto, o sinuose sirene, il cui bacio sa di prostituzione e antichità.
lunedì 6 luglio 2026
sabato 4 aprile 2026
Il tenero suicidio di un bacio adolescente
Quel noto sentimento che avvicina carne morta.
Un ciclo di illusioni che qualcuno sa gestire meglio.
Un solo, emblematico pensiero:
Non avrò perso troppo tempo ad apparire?
Gli effluvi di Marlboro e sangue nuovo.
Un folle desiderio che s’erge e prende forma.
Sotto il nero tessuto
Freme la bianca pelle con i rossi ornamenti.
Segni d’amore,
Di un’adolescente furia.
Ti ricordi la mia bocca?
Di com’era bramosa e giovane?
Ti ricordi la pazzia di promesse indissolubili?
La vita ti convince con gli esempi.
Esempi che gelano,
Avviluppano,
Le fresche ali tranciano.
Caduto,
Sanguinante,
Giace l’angelo del sorriso sferzante.
Una triste malattia mi prese anni or sono.
Una triste malattia che mi uccise anima e corpo.
Davide Giannicolo 1997
mercoledì 7 maggio 2025
Un Amore Estivo
in cui mi preferisti a un tizio inutile.
Il mio ego in frantumi e tu appartata con lui.
Un amore estivo,
bellissimi ricordi,
non per me.
Un amore estivo,
lingua in bocca ai falò
le stelle divenivano lame scintillanti.
Un amore estivo,
ora non soffro più.
Provo solo rancore eterno
e sdegno verso la tua fica slabbrata.
Un amore estivo,
ora che non puzzo più di tana materna né di romanticismo,
non ti toccherei neanche con un uncino arrugginito.
Un amore estivo che non ricordi neanche più.
Mentre per me,
sul mare nero,
le stelle divenivano dolorose lame
dal meraviglioso scintillio.
sabato 26 ottobre 2024
Algoritmo di una Zoccola
Allora, da dove cominciare? Naturalmente dal principio, che a quanto pare è tragico, ma non credo scatenante, poiché a quanto mi dicesti fosti abusata da bambina. Ma è vero? O volevi solo travestirti da agnello tra i lupi…
Tuo marito però, quel pelato di Cercola, non sa un cazzo di te, e se lo sa glie lo devo risbattere davanti agli occhi, perché me lo immagino lui quant’è convinto e pure un pò arrogante, allora l’aggia fa suffrì. Perché tu accompagni il tuo figlioletto a scuola e fai la brava mammina, ma la tua fica tra le mutandine ben selezionate è slabbrata come una fisarmonica suonata da un orco dalle mani tozze. Sei sempre stata una puttanella e facevi le seghe(il pesce in mano) a i cuozzi sotto i garage di Cercola, nelle casette popolari di fianco al tuo parco blasonato.
Hai scelto sempre i più infimi, forse per offendermi, offendendo te stessa, tanto lo capirebbe anche un minchione che quest’algoritmo è frutto della rabbia e celebra la tua eterna puttanaggine.
Lo conoscevo bene quel posto, ci ho fumato hashish assistendo i miei amici fare cover dei Nirvana in quelle cantine claustrofobiche. Mi ci sono fatto un piercing mentre bevevo whisky in un appartamento sopra. Tu invece facevi il pesce in mano a Marcello nei sotterranei, e quando me lo disse, Marcello, un tamarro esagerato, un cuozzo senza storia, come ci rimasi male, hai sempre amato questi soggetti, questi bifolchi. E se ci rimasi male io, ci deve rimanere male pure il pelatone della Cercola, che sicuro è un cuozzo pure lui. È normale che tutto ciò non ha valenza letteraria, che il mio pubblico non deve prendermi sul serio, deve solo sapere che hai la fessa sguarrata e questo è il tuo algoritmo.
Crescendo ti lasciai un po’ perdere, chissà quanti te ne sei chiavata, conto bifolchi di San Sebastiano al Vesuvio che non parlavano nemmeno l’italiano, i tristi rappresentanti della razza umana li sceglievi tutti tu, e adesso la troietta accompagna il figlio a scuola.
Poi a chi ti sei chiavata? È così difficile tenere il conto.
Arrivò internet, nei primi del duemila, e ti aprì un mondo di possibilità. Scopasti gente in camere d’albergo sperando che ti facessero fare l’attricetta (stai ancor a Cercola e accumpagn o creatur a scol). Portasti la tua fica in Grecia, ho pure le foto, a farti sbattere da un certo aspirante pilota di aereoplani, e io venni con te, glie lo dico io al pelato, come mi piacerebbe averlo qui davanti adesso per raccontarglielo bene, sentivo i tuoi gemiti attraverso la parete, ma non soffrivo no, poiché già mi facevi schifo come un polipo che si agita nella melma, il tuo algoritmo già ci aveva separati in maniera indissolubile, fu per questo che venni anch’io, fu una definitiva amputazione della cancrena che eri tu.
Decidesti di fare l’animatrice nei campeggi in Sardegna, mi ci volevi trascinare dentro, fortunatamente rifiutai grazie a qualche Angelo ribelle che mi fece riflettere. Puttana, anche lì scopasti sfigati assurdi, tutte le tue azioni finivano nel bidone infinito della tua fessa sfondata. Il pelato le sa queste cose?
Andasti all’università e ti lasciai perdere, perché non ce la facevo più, riuscisti anche lì a trovare un tamarrello senza macchina che ti eiaculava in giro, in giro credo sia su tutto il corpo che per tutta Napoli nella cinquecento giallo canarino che ti aveva comprato il babbo per chiavare là.
Andasti a Londra, sempre coi soldi di tuo padre, e non oso immaginare quanti cazzi, di quante razze, ti facesti ficcare dentro. Il mio algoritmo è per forza di cose impreciso, quello perfetto puoi tracciarlo solo tu, forse…
Poi hai trovato questo coglione che ti ha sposata, che probabilmente non sa un cazzo di te, che dorme al tuo fianco ogni notte e magari ti schifa pure. Hai un figlio, che non sa quanto sei Troia, ma un giorno forse lo saprà, se incontrerà Marcello, che abita vicino a te, a cui facevi il pesce in mano, o Peppe, che ti scopava in macchina, o me, che ti volevo solo bene, e stanotte ti ho sognata, trauma irrisolto della mia vita disperata.
Dovevi rimanere nella cloaca di Londra, dove tutte le zoccole vengono dimenticate, dove ogni algoritmo si annulla, invece sei voluta tornare riaffiorando dall’oblio come un ratto espulso da una fogna intasata.
Salutami il Pelato e digli che non deve offendersi, perché sono anch’io senza capelli.
Davide Giannicolo
giovedì 5 maggio 2022
Quindici Anni
Quindici anni:
Il dolore dello sbaglio,
Lo schiaffo della delusione,
La percossa della scelta.
Lo spintone dello sberleffo,
Il gelo dell’incertezza,
La pugnalata del rifiuto.
Distendersi su di un letto di chiodi come fosse un prato fiorito.
Davide Giannicolo





