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mercoledì 7 maggio 2025

Un Amore Estivo

 


Un amore estivo

in cui mi preferisti a un tizio inutile.

Il mio ego in frantumi e tu appartata con lui.

Un amore estivo,

bellissimi ricordi,

non per me.

Un amore estivo, 

lingua in bocca ai falò 

e sul mare nero 

le stelle divenivano lame scintillanti.

Un amore estivo, 

ora non soffro più. 

Provo solo rancore eterno 

e sdegno verso la tua fica slabbrata.

Un amore estivo, 

ora che non puzzo più di tana materna né di romanticismo,

non ti toccherei neanche con un uncino arrugginito.

Un amore estivo che non ricordi neanche più.

Mentre per me, 

sul mare nero,

le stelle divenivano dolorose lame 

dal meraviglioso scintillio.

Davide Giannicolo

lunedì 25 novembre 2024

Narciso Sfregiato

 


Non so più chi sono, in questo tetro labirinto di specchi infranti. 

Narciso sfregiato, senz’anima, a cui è stato sottratto il proprio volto.

Il canto del cigno,

 un suicidio sontuoso di ogni emozione, 

Narciso dallo specchio vuoto.

Sensazioni morte

cadono come petali

 sul pavimento marcio.

 Sepolta, 

l’anima dilaniata, 

cerca un ultimo palpito.

Ma non sono più lo stesso, 

mai più.

Di vermi e locuste,

di zampe rostrate, 

ogni mio sentimento conduce alla morte.

Narciso sfregiato dallo specchio infranto, vuoto di desiderio e illusione.

La mano sottile mi illividisce le braccia ma sono ormai morto,

persino il dolore non ha effetto su di me,

tanto che ne sono ebbro.

Cadavere gonfio che affiora dalle acque di un lago nero.

Nessun sentore di vita sana il taglio profondo che mi percorre la faccia,

nessuna forza sorregge le mie ginocchia spezzate, costrette a genuflettersi.

Solo la spada del suicidio può tenermi in piedi un’ultima volta.

Eppure un tempo fui illuso e illuminato da una fulgida forza.

Eppure un tempo ruscelli d’aspirazione e desiderio irroravano i miei occhi fieri.

Ora non più.

Il Narciso non ha più il suo specchio,

Non ha più nemmeno, 

addirittura,

il suo volto.

Dunque,

Il canto del cigno, 

Nella stanza abbandonata, 

Consunta dal tempo che non è più,

Può anche perire,

Decomporsi, 

Appassire,

Svanire.

Come i cocci infranti che furono un tempo.


Testi e Immagini di Davide Giannicolo 

25 Novembre 2024

In vortici di tormento

A Majakovskij



venerdì 12 gennaio 2024

Nerio

 


Oh Nerio

Ti ho cercato in ogni cimitero.

Sono arrivato fino a Messina

Con addosso pistola e anfetamina.

Oh Nerio 

Ho tante cose di cui parlarti,

Sono l’autore del Bacio Scarlatto,

E c’ero anch’io tra le corde del tuo basso.

Oh Nerio

Sapevo di non dover cercare.

Che il fascino delle tombe puzza di marcio e la verità uccide ogni magia.

Prevedevo la delusione.

Ma è meglio il dolore che segue al disincanto che l’oblio stralunato dell’illusione eterna.

Oh Nerio

I tempi sono cambiati, 

pupazzi di cartapesta ,

si sgretolano sotto il portone del tuo palazzo,

a qualsiasi ora del giorno e della notte 

e la cosa peggiore è che non li vedi più.

Oh Nerio;

Ti prego torna al cimitero,

Perché adesso mi sto innervosendo,

Ridammi l’ampolla magica della mia giovinezza,

O potrei non esser più una minaccia ma una certezza,

E non rispondere più di me.

Oh Nerio,

Sapevo di non dover cercare,

di tenermi i miei proiettili per me, 

ma son venuto fino a Messina 

con addosso pistola e anfetamina,

T’ho cercato in ogni cimitero

Poiché non ho che te.

E tra le tombe e le corde del tuo basso

non ho trovato altro che solitudine.

Davide Giannicolo 



lunedì 20 settembre 2021

Sortilegio



 Non fermiamoci, tiriamo dritto, verso l’idillio vissuto fino a ieri.

Era un sogno, un illusione dici?

Non è forse questo il sortilegio tagliente?

Non svoltiamo verso quel luogo popolato da fantasmagorie inanimate, ti prego, andiamo dritto verso lo zaffiro, lasciami accelerare.

Tutto è sogno, tutto è realtà, vai pure dritto, 

sarà l’autunno a decidere per noi e le sue foglie marce ci faranno slittare mortalmente fuori strada.

Non mi interessa, anche se sarà grigio.

Andiamo verso lo zaffiro, affondiamo nel glauco sortilegio;

lontano da quelle fantasmagorie inanimate.

Davide Giannicolo

venerdì 4 dicembre 2020

Gli Attimi




Gli attimi sono fugaci, come il profumo d’un bacio che resta sulle labbra solo poche ore. 

Increspature di sogno e ricordo sulla superficie immota della realtà, 

lago in autunno, 

giovinezza putrescente.

Gli attimi sono stanze vuote alla fine di una festa. 

Crepe di sogno e ricordo che solcano un quadro dimenticato in soffitta.

Gli attimi lasciano segni, sapori di sgarri e duelli. Giorni di tedio a ridosso di un muro, epiche imprese sotto squallidi ponti sui quali passava la vita; veloce, inclemente e incurante.

Gli attimi sono spettri, fantasmagorie di sogno e ricordo, illusioni riflesse in specchi di inganno. Svaniti in un soffio soave, lasciano soltanto un sorriso amaro.

Davide Giannicolo