Visualizzazione post con etichetta hentai. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta hentai. Mostra tutti i post

venerdì 27 gennaio 2023

Picnic (Sogno di Luna Rossa)



 Qualcuno ti ha sottratta al nano ambrato,

Marito Bengalese, 

In questa umida notte di luna rossa.

Sulle ali di un sogno agitato ti porta a un picnic in pieno sole, su un prato verde.



D’un tratto il cielo s’annuvola e diviene scuro.

Verghe, ibridi tra funghi, fiori e cazzi sorgono lentamente dai ciuffi d’erba in una danza sinuosa.

Frugano nelle tue mutandine,

Rovistano nella tua fica rossa e aperta  come una ferita, 

depongono spore nella tua bocca, 

si strusciano sulle tue mani,

 irrompono dentro te.



L’organista irrequieto ed inetto più in là sanguina chiuso nel tempio funesto dell’ipocrisia.

Piove

Su di un lago di sperma che cela mostruosità indicibili.

Ti risvegli madida

E sospiri.


Davide Giannicolo



domenica 4 dicembre 2022

Aggressione Futanari al veglione di Capodanno

 


Gabriel aveva fatto sei ore di macchina, in pieno inverno, per festeggiare coi suoi amici il veglione di Capodanno in un club(così lo chiamava lui) di Castel Volturno. Il ventenne nigeriano aveva lavorato duramente tutto l’anno in una fabbrica della costa adriatica e adesso non vedeva l’ora di svagarsi e lasciarsi l’estenuante fatica alle spalle.

Il locale era colmo da scoppiare, pieno di tipi strani eccitati da alcool e pasticche. Gente vestita in maniera assurda, anche chi non lo era appariva venuta da un altro mondo sotto le luci fluorescenti e gli stroboscopi che mitragliavano flash. La musica potente dai bassi nevrotici rimbalzava nel petto e faceva tremare i denti. Gabriel bevve un paio di cocktail, non sapeva assolutamente cosa ci fosse dentro e si lasciò andare. Era un ragazzo esile, dalle membra fini e allungate, l’alcol ci mise poco a fare effetto, completamente vestito di bianco spiccava nella pista, l’odore pungente del sudore cominciava a impregnare quella sorta di altare della carne dove la gente si ammassava l’un l’altra strusciando i propri corpi in un’unica massa palpitante. I ragazzi, per lo più neri erano scatenati, ballavano senza sosta. Improvvisamente si avvicinò però a Gabriel un donnone dalla pelle bianca, era più alta di lui, massiccia e muscolosa,  un volto bellissimo e magnetico. Gabriel iniziò a danzare con lei, intontito, quasi ipnotizzato, sentì quelle carni sode su di lui, enormi seni, morbidi e profumati nonostante quel carnaio, premevano contro il suo petto.

“E se fosse un uomo?” Pensò Gabriel, “Qui è pieno di trans, devo farla parlare, li riconosco dalla voce, anche se non è la prima volta che per arrangiarmi me ne faccio uno, stasera ho voglia di una donna vera!”

Come se la gigantessa bianca leggesse i suoi pensieri gli sussurrò all’orecchio parole umide e sensuali, quasi gli imperlò i lobi di saliva dicendogli con un alito fresco che sapeva di caramella alla fragola:

“Dai andiamo a prendere un pò d’aria fuori, qui si soffoca!”

Nonostante la musica alta non c’era dubbio, quella era la voce di una donna, niente toni gutturali e spiacevoli da transessuale, nessuna cazzo di T-girl o Shemale a fargli la buccia.

Si baciarono, lì in pista, aveva una lingua calda e grassa come quella di una mucca, sembrava volesse scavargli fin dentro le viscere con quell’appendice umida, sentì meglio quel sapore di caramella alla fragola e mentre la lingua gli violentava la bocca gli venne duro e lo premette contro la gamba d’acciaio di lei, che tanto era alta doveva piegarsi leggermente al fine di baciarlo.

Furono fuori e la musica si affievolì, si appartarono in un parcheggio, dietro il rudere di una casa vecchia, cominciarono a esplorarsi con le mani, lei divenne più aggressiva, spinse Gabriel contro il muro e limonandolo violentemente gli calò i pantaloni con un forte strattone liberando il suo membro duro, fine e lungo come le sue membra. Lei iniziò a frizionarlo, ma qualcosa non andava, quelle grosse mani sembravano appartenere a un muratore.

Eppure aveva due seni enormi e soffici, li liberò dal tessuto strettissimo ed elastico che li fasciava e ci fece giocare il ragazzo per un po’, poi si tirò su la gonna cortissima, e Gabriel fu preso da un irrefrenabile terrore. Arrotolato in un minuscolo perizoma filiforme c’era un mostruoso cazzo gigantesco, che ricordava il membro possente di un asino.

La tipa iniziò a ridere, eppure quella risata da ragazzina adolescente non aveva nulla di maschile.

“Adesso me lo succhi frocetto, o ti spezzo il collo!l”

Gabriel con uno scatto, coi pantaloni calati, tentò la fuga, ma la gigantessa lo afferrò e lo sbatté contro il muro, con una potenza decisa da buttafuori, il cazzone era duro e sobbalzava nel vuoto della penombra mentre la possente amazzone sballottava il  gracile negretto. Gli infilò un dito nel ano e gli morse  il labbro inferiore a sangue spingendolo contro il muro, assaggiò il suo sangue imbrattandosi la bocca di rosso carminio, mentre lo maltrattava e il membro mostruoso premeva contro il ventre di lui quasi a volerlo accoltellare con il glande rovente nella parete addominale, tesissima e palpitante a causa della paura.

Lo mise in ginocchio costringendolo con le sue enormi braccia piene di muscoli guizzanti e senza troppi complimenti lo strozzò col suo pezzettone di carne asinino, il ragazzo con la bocca piena e gli occhi lacrimanti non poteva fare altro che poppare in silenzio quella mostruosità che gli era stata ficcata in bocca, tenendosi con le mani supplicanti artigliate ai glutei di marmo di lei, al fine di non farsi trafiggere la carotide. Fu sodomizzato, schiaffeggiato, il culo dilatato oltre ogni dire sanguinò. Fu inondato da fiotti innaturali di seme, tutto il suo corpo si ritrovò appiccicato in una pozza animalesca, sembrava un incubo. Poi arrivarono altre gigantesse, sentiva risate da troie ragazzine troneggiare su di lui. Lo attorniavano coi cazzi svettanti, duri e sobbalzanti come randelli di gomma. Lo circondarono, severe, con le mani ai fianchi a mostrare la loro imponenza e le chiappe nude, dure e scintillanti come il marmo.




Lui nudo e supplichevole, implorante come una preda sul pavimento sudicio, le osservava sottomesso.

“Adesso ci farai divertire cazzetto moscio!”

Spaccarono ogni suo buco, lo soffocarono con carne venosa e pulsante, scoppiarono getti feroci di sperma nella sua gola e fra le piccole natiche sfiancate. Lo distrussero, le tettute culturiste dai culi di pietra. Lo picchiarono coi propri membri come fossero fruste o mazze nerborute e flessibili. Fu una gang bang in piena regola dove fu sfruttata ogni posizione e fantasia. Fino all’alba si consumò l’aggressione Futanari di Capodanno che annegò Gabriel nella più violenta e animalesca lussuria sottomissiva.

Davide Giannicolo 



domenica 20 dicembre 2020

Bestiario di insane creature: Il Mostro che attende

 



Il mostro attende e sente il tuo respiro, ha mani forti capaci di spezzarti, lui trova sempre la giusta occasione. È solo, rancoroso e sfrenato, la violenza e la sottomissione sono il suo vangelo. Il mostro non conosce regola se non quella del più forte. Quindi se ne incontri uno, prega che nei paraggi c’è ne sia uno più forte, scappa durante la loro lotta e spera che non decidano di spartirsi il tuo corpo, cosa che raramente un mostro di grosse dimensioni fa, oppure preparati al peggio e rinuncia al tuo corpo e la tua anima.

Davide Giannicolo



giovedì 1 dicembre 2011

Stupro Tentacolare

 Stupro tentacolare





Senza sforzo alcuno le braccia della sirena nuotano, il suo corpo è leggero e fluttuante, privo di peso, poi un’ombra enorme si muove sul fondo, per un solo momento, lentamente sembra risalire.Il ventre piatto, abbronzato, disseminato da una miriade di goccioline luccicanti al sole cocente del primo pomeriggio, il bikini minuscolo che si posa leggero sulle carni e sottili della giovane ragazza, il sole arde, alto nel cielo limpido di giugno.
“Vado a fare una nuotata papà!”
La ragazza si alza, le piccole natiche paiono frutti acerbi provenienti da remote regioni tropicali, pochi passi nell’acqua e i fianchi vengono lambiti dal mare turchese ove si spargono bagliori dorati.
“Non andare al di là degli scogli Vichi!”
Ma la tentazione è forte, l’acqua è più fresca laggiù in mare aperto, l’agile corpo scivola nell’acqua, sirena bruna, magra come un corallo.
Già qualcosa sta osservando quel ventre piatto e scolpito che si muove a fior d’acqua, qualcosa che se ne sta sul fondo muovendosi placidamente.
Vichi supera gli scogli, le sue gambe sottili fendono l’acqua che ora è divenuta d’un azzurro più cupo ove è impossibile scorgere il fondale.
Vichi si fa prendere dal panico, non vuole scoprire cosa sia, comincia a nuotare scoordinatamente, l’acqua adesso è pesante, i fiotti salati la avviliscono, il cuore batte violentemente fiaccando quei fianchi muscolosi e bagnati.
Con la coda dell’occhio la ragazza riesce a vedere la macchia scura, la sta seguendo lentamente, ora è sotto di lei….
Qualcosa le afferra la caviglia, qualcosa di viscido munito di ventose tenaci e dolorose, è un grosso tentacolo quello che la brandisce costringendola ad andare giù, presto un altro mostruoso arto tentacolare ghermisce i fianchi di Vichi, un enorme ventosa risucchia il suo ventre mentre un’altra ancora aderisce al pube come una bocca affamata suggendo avidamente, un tentacolo infatti le scorreva fra le natiche lambendole il sesso come fosse un obbrobrioso serpente.

Fu così che il polipo rapì la ragazza trascinandola sul fondo, la portò in una cavità fra gli scogli che doveva essere la sua tana, ma forse non si trattava del fondale marino, poiché l’acqua era bassa e vi penetravano spiragli di luce…
Vichi si rannicchiò piangendo sul fondo della limacciosa insenatura, fu allora che notò intorno a sé una decina di teschi umani, costumi da bagno femminili laceri, collanine da adolescenti e gioielli da signora, quello era l’antro osceno d’un sordido, mostruoso essere.


Il polipo cominciò ad avvicinarsi alla fanciulla, fece scorrere uno dei tentacoli lungo l’interno coscia,  Vichi trasalì, si aspettava di essere uccisa, ma non quello, non quell’abominio, il polipo aveva intenzioni sessuali!

Con l’estremità della zampa spostò prepotentemente il sottile lembo di bikini che copriva il pube, la nera peluria bagnata fu completamente scoperta, allora il tentacolo penetrò invadentemente nella  stretta vagina, Vichi urlò, un’altra grinfia le tappò la bocca penetrandovi come fosse un pene ignominioso,

le ventose grattavano con veemenza sotto il palato risucchiando l’aria dalla gola in un viscoso bacio bestiale.

Vichi soffocava lacrimando sui tentacoli, mentre una nuova grinfia scivolava fra le sue natiche divaricandole con forza.


Così la fanciulla fu rapita e stuprata dal polipo, tentacoli grossi come braccia laceravano la vulva….

Con uno scatto diabolico e fulmineo l’essere afferrò la caviglia di Vichi, la sollevò dal suolo schiantandola violentemente contro la roccia,



un tentacolo si fece spazio nell’ano penetrandovi con liquido rumore e prese a scavare nelle viscere dilatando le pareti della piccola fessura fino a farla sanguinare.

Il corpo fu scaraventato più volte contro gli scogli, mentre le zampe strisciavano contraendosi.
Vichi sentì il cranio frantumarsi, era semicosciente mentre sentiva le grinfie penetrare sempre più a fondo attraverso vulva e ano.
Un altro tentacolo afferrò la caviglia libera e le gambe furono divaricate fino a spezzarsi all’altezza del bacino.

Il polipo lasciò il cadavere scempiato sugli scogli e cominciò a muoversi lentamente all’indietro, sinuosamente i tentacoli danzavano in oscene movenze di lascivia.


Vichi fu lasciata lì, violentata da un polpo rapitore, in attesa di decomporsi, mentre ancora suo padre da riva tentava di scorgerla tra i fluttui di quel mare turchese.

©Davide Giannicolo

A Hokusai e a una bimba paurosa