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mercoledì 3 maggio 2023

Morire a Mostaganem

 



Morire a Mostaganem, come Pètrus Borel, lasciandosi andare al sole, circondato dall’ambiguità di maligne bellezze, mentre lontano ridonda il mare col roboante affanno delle onde.

No, se fossi lì preferirei una rissa algerina, con coltelli, denti spezzati e cocci di bottiglie ad affondar nelle carni.

Morire in via Alveo Farina, dove non mi sono mai addentrato, se non fino al ponte, sempre quel dannato ponte, ove scorrevano le auto dei viandanti, per andare chissà dove, mentre io restavo fermo, come un animale spaventato dai fari.

Forse lì sono già morto, e vi aleggia il mio fantasma, su e giù dal ponte al club mediterraneo, alla cabina telefonica a cui strappai la cornetta e che probabilmente non esiste più.

Solo che vorrei proseguire, non temendo Pellellera la strega, anzi andandoci a braccetto, in un pomeriggio di sole.

Poiché sotto l’alveo Borbonico detto miseramente Lagno, scorre la fonte che scende direttamente dal Vesuvio, sotterranea, ha per forza infuso in me parte di essa, ed è per questo che ne sono così attratto. 

Una volta giunto alla Benedetto Cozzolino tornerei indietro, porgendo un mazzo di fiori gialli e selvatici a Pellellera, restituendo tutto alla realtà, insieme al suicidio temporaneo del mio testamento di Poeta.

Poi partirei, forse, per Mostaganem, sperando un giorno, di poter tornare, magari con qualche cicatrice in più.

Davide Giannicolo

A San Giorgio a Cremano e Pètrus Borel.



venerdì 7 gennaio 2022

Scolopendra Flagellatio




 Sarebbe sublime flagellarti con una grossa scolopendra caraibica.

Morso avvelenato che penetra la pelle, dozzine di delittuose zampe lascive su di te.



Sì mi piacerebbe frustarti con una scolopendra, anziché fecondarti con le larve d’un oscuro desiderio come faccio ogni notte.



Anemoni di mare celano il mio rosso peccato nel profondo dell’oceano di tutte le passioni.

Però sogno, in macabra catalessi, di macinare le tue carni fino alle budella.


Flagellandoti con una scolopendra, riscoprirei me stesso, impregnando
di spore irte d’aculei, il rosso fulgore delle tue luccicanti ferite.

Davide Giannicolo