Harry Splatter e i doni della sifilide
(la caverna delle scimmie pazze)
Necromania e puro amore per decadenza e violenza, poesia oscura, lirismo licantropico, monumentali astrattismi sanguinari, danza di catene e rasoi al chiaro di luna, letteratura notturna, solinga, antintellettuale. Questo è il manifesto del porto dei misfatti, e i viandanti che vi entreranno sentiranno gelidi moncherini carezzare il loro volto, o sinuose sirene, il cui bacio sa di prostituzione e antichità.
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venerdì 2 dicembre 2011
Harry Splatter e il Monastero degli Impotenti
La serata all’atollo delle Zoccole Malconce si stava scaldando, i pochi avventori rimasti si trastullavano con le piratesse sdentate, molto abili nelle loro fellatio gengivali, le piratesse erano tre sorelle, ciascuna di loro aveva avuto un passato terribile, relazioni libere e sanguinose con rinomati farabutti del mare, dobloni nascosti nelle loro larghe vagine, peripezie anali che avrebbero fatto fare un passo indietro anche al più empio corsaro.Megera, Aletto e Tisifone si chiamavano, proprio come le tre spaventose Erinni.
Megera era stata una delle spose di Von Sodom, si dice che lo stesso folle pirata la ripudiò, poiché aveva il vizio di scopare i suoi cadaveri nottetempo e una volta la sorprese ad infilarsi un teschio fra le emorroidi, pratica che le donne del tempo amavano.
Aletto era notoriamente lesbica, ma un’amante furente, gelosa e crudele, aveva ucciso più di cento ragazze tra le spire della sua nera vagina, affamata di una insana ninfomania saffica.
Infine vi era Tisifone, dall’unico dente affilato, che poteva reciderti il pene mentre te lo succhiava, se sole le fosse parso divertente, si dice fosse proprio questo uno dei suoi vizietti più sordidi, abbeverarsi del sangue sgorgante da un pene mozzato, suggere fino a che la tua vita non sparisca.
Le tre vecchie erano le protettrici del bordello e dell’atollo, dove vigeva neutralità assoluta tra corsari, anche i più acerrimi nemici all’atollo delle Zoccole Malconce, dovevano comportarsi da gentiluomini e seppellire l’ascia di guerra, così da poter ognuno godere della prostituzione offerta a buon mercato, unico sostentamento della cinquantina di donne che ci viveva .Si diceva che le tre sorelle un tempo fossero bellissime, dalla pelle di porcellana e i corpi flessuosi, si narra che avessero rubato il cuore di nobili e regnanti, saccheggiati poi con malizia e meretricio.
Le piratesse adesso però erano in pensione, e la loro dissolutezza eccessiva le aveva logorate rendendole mostruose.
Una ragazza senza braccia e con tre gambe si avvicinò a Harry Splatter zampettando come un ragno, era carina, aveva una faccia da indios, scura, ovale, i suoi occhi erano neri e luminosi, immensamente profondi, pietre d’ossidiana, abissali, indomiti, specchi rifulgenti e impetrabili in cui Harry subito desiderò tuffarsi.
“Vuoi scopare?” Disse lei sorridendo.
Ultimamente Harry l’aveva fatto con una granchia passionale, una scimmietta fascinosa e un possente, barbuto pirata rassomigliante a un gorilla tatuato, l’unica esperienza un po’ più piacevole si era presentata in una situazione un alquanto scomoda, con una sirena dalle tette enormi in fondo all’oceano, dove gli era impossibile respirare; insomma la proposta della ragazza senza braccia e con tre gambe sembrava allettante, in fondo era pur sempre un’umana e non aveva le chele e le antenne ronzanti intorno ai genitali.“Mi piacerebbe molto, ma non saprei come pagarti, non ho niente con me!” Disse Harry timidamente.
La ragazza indossava una gonna di paglia in stile hawaiano, sopra era nuda, i piccoli seni, simili a esotici manghi ancora acerbi, se ne stavano duri davanti alla faccia pustolosa di Harry, sembrava che nulla potesse scalfirli, gioielli abbronzati, sormontati da un capezzolo nero come la notte, seni turgidi e inamovibili, dura scultura restia a qualsiasi tremolio.
“So chi sei Harry Splatter, so cosa stai combinando, con te lo faccio gratis!”Harry sentì un colpo al cuore, nessuna donna lo aveva mai ammirato, nessuna lo aveva mai corteggiato né tantomeno adulato, e colei che aveva di fronte era una donna, una donna vera, anche se con tre gambe e senza braccia.
“Vieni con me!” Disse lei prendendolo per mano e lo condusse in un bungalow di paglia all’esterno, sotto l’imponente mantello di stelle luminescenti vide Macinabudella, l’orsetto rosa dai modi burberi che lo aveva accompagnato all’atollo, il folle peluche stava infilando l’intero braccio infeltrito nella vulva di una graziosa nanetta dalle cosce grassocce, la piccola sembrava gradire largamente, mentre il minuscolo corpo sudato riluceva sotto i lattei raggi di una immensa luna crescente.
Una volta soli nel bungalow la ragazza si liberò della gonna, mostrando un pube nero, ferino, cisposo come il manto di una belva, lo schiacciò contro il bacino di Harry e cominciò a strusciarsi facendo innalzare un fruscio soave e allo stesso tempo carico di lussuria, anche Harry si liberò dei suoi stracci, ma quando la ragazza lo vide nudo fece qualche passo indietro e si mise a urlare:
“Ma tu hai la sifilide! E anche lo scolo! Non metterai mai quell’affare dentro di me! Ma sei proprio una testa di cazzo! Mi volevi infettare vero maghetto?”
Harry fu subito preso da una profonda tristezza, era troppo bello quel sogno per essere vero.
“Ma sono i doni che ho ricevuto per aver superato difficilissime prove! La sifilide me l’ha donata la regina delle Scimmie Pazze in persona!” La ragazza si fece ancora più indietro nell’udire queste parole.
“Saranno anche doni magici ma non ti aiuteranno a scopare amico, con quella roba puoi giusto accoppiarti con dei lebbrosi, nemmeno un macaco ti si avvicinerebbe!”
Harry si inginocchiò e cominciò a piangere, con la testa crostosa fra le mani, il pus cominciò a colare dal cuoio capelluto mescolandosi alle lacrime; improvvisamente però una sensazione di volgare rancore si impossessò del suo ventre, era un sentore simile a quello che aveva provato la prima volta in cui si era tramutato in dragone di fuoco.
Alzò gli occhi verso la ragazza, il suo volto era deformato dalla rabbia:
“Tu! Lurida troia! Tu che hai tre gambe e non hai le braccia, tu che sei un fenomeno da baraccone almeno quanto me, puttana di professione attaccata tutto il giorno con la bocca ai cazzi di pirati tisici, tu cagna, mi schernisci e mi rifiuti? A me che ho sfidato Von Sodom il terribile sopravvivendo alla sua ira, a me che ho espugnato l’isola delle Scimmie Pazze? Tu assaggerai i miei doni puttana, e lo farai adesso, scolo e sifilide sono qui per te!”
Dicendo ciò Harry avvicinò il proprio membro spaccato dalle croste alla pelle di lei.
“Assaggia!”
“Ascolta io posso aiutarti, non hai possibilità contro Von Sodom! Se quello ti trova ti scuoia, è un frocione geloso e maligno! Solo le tre vecchie possono darti una mano!”
Ma Harry era orribilmente arrapato, ed era tutta colpa della ragazza; l’apprendista maghetto le balzò addosso, lui che di solito era timido e gentile, si tramutò in una belva!
Sentì un orribile potere gonfiarsi dentro di lui come il petto di una rana-toro, sembrava che il suo pene spaccato dalle piaghe dovesse esplodere da un attimo all’altro, era il Potere dello Stupro, qualcuno glie ne aveva parlato, forse la Fatina Decomposta quando ancora Harry era apprendista presso il suo laboratorio, tra un ragno e un occhio di strige da triturare.
Harry sentiva che con le proprie mani, di solito deboli come ramoscelli rinsecchiti, avrebbe potuto lacerare la vulva pelosa della ragazza che gli stava davanti, si avvicinò con gli occhi tremanti di rabbia, pronto a esercitare il nuovo, grande potere che stava apprendendo, ma la ragazza, servendosi della gamba centrale mollò un poderoso calcio nei genitali dell’apprendista maghetto, questi si piegò su se stesso, e una ginocchiata infossò il naso di Harry nel volto facendolo cadere all’indietro sul pavimento.
Harry era perplesso, il Potere dello Stupro era stato contrastato abilmente con un gran calcio nelle palle, tutti i suoi bollenti spiriti si chetarono di botto mentre stentava a respirare a causa del naso spappolato.
“Sei patetico Harry Splatter, la tua Potenza Sessuale è paragonabile a quella di un girino! Volevi applicare proprio su di me il Potere dello Stupro? Ahahah ho subito carnali violenze di branco dai più rognosi corsari mangiati dalla gonorrea, non puoi niente contro una puttana scafata come me!”
La donna senza braccia e con tre gambe non era pane per i denti di Harry, che sputava grumi di catarro sanguinante cercando di rispondere.
“Ma i miei doni..volevo condividerli con te!”
“Quelli sono doni di morte, non possono essere condivisi se non coi tuoi nemici, prima che ti logorino completamente, la tua unica arma di difesa è anche la tua morte lenta e infettiva, a meno che…”
In quell’istante si udì uno scoppio, una palla di cannone si era schiantata sulla spiaggia innalzando una nube di sabbia.
La ragazza corse a vedere, una nave, nera come la notte si stava avvicinando, la sua polena era inconfondibile, la scultura lignea di un fauno dal membro immenso puntava dritto verso la spiaggia, quelli erano gli stendardi del folle corsaro Von Sodom, passionalmente invaghito di Harry Splatter e deciso a recuperarlo a ogni costo, anche violando la sacra tregua dell’Atollo delle Zoccole Malconce.“E’ Von Sodom, è qui per me!” Gridò Harry con l’isterismo di una checca.
Già però qualche prostituta deforme si era schierata a riva imbracciando artiglieria pesante, i fucili rispondevano al suono del cannoni, le cui palle più grosse sembravano provenire proprio dall’enorme glande del fauno sulla polena, le prostitute deformi però puntavano a disgregare coi propri proiettili le scialuppe stracolme di pirati infoiati che si stavano avvicinando a riva.
Presto il mare fu colorato da una schiuma scarlatta, a fior d’acqua galleggiavano arti umani, teste, tronchi sbudellati, uniti ai relitti delle scialuppe, disintegrati dalle raffiche delle Zoccole Malconce.
“Devi scappare!” Disse la ragazza con tre gambe e senza braccia. “Quel frocione peloso ha violato la tregua che vige sull’atollo, non può passarla liscia, se no tutti cominceranno a venire qui facendo quello che gli pare, noi copriremo la tua fuga!”
Harry si rivestì in fretta, aveva già dimenticato il dolore al naso, il Dono Dell’Infingarda Paura era l’unico potere che aveva appreso a pieno, un potere capace di fungere da antidolorifico e triplicare la velocità.
Sulla spiaggia vide Macinabudella, lanciava granate contro le scialuppe, Harry gli urlò contro:
“Dobbiamo scappare amico mio!”Macinabudella sputò il sigaro che stringeva nel musetto:
“Scappare? E come? Hanno lance veloci, ci prenderanno in due secondi, e poi la fuga non si addice a Macinabudella!”
Le granate erano tutte precisissime, nessuna imbarcazione si salvava agli schianti delle bombe lanciate dal braccio del peluche.
Cosa fare allora? Scappare da solo? O semplicemente nascondersi?
Harry vide su una scialuppa Von Sodom in persona, ritto come una statua, gigantesco, avvolto in una cappa nera che lo faceva somigliare alla morte in persona, incedeva sull’acqua, un ghigno diabolico si intravedeva sotto il cappello a larghe tese coperto da piume nere, poi la bocca del pirata si allargò attraverso la barba incrostata dalla salsedine, i denti d’oro si rivelarono in un sinistro luccicore, Von Sodom aveva visto Harry!
“Sei lì piccino mio! Perché mi scappi? Solo io posso proteggerti dai maghi che ti stanno braccando!”
Urlava queste parole il pirata evitando le bombe lanciate da Macinabudella e le raffiche dei fucili d’assalto delle Zoccole Malconce, anzi, rispondendo al fuoco mediante possenti moschetti a ripetizione, i cui pallettoni, grossi come pugni umani, stavano cominciando a smembrare le prostitute a riva; i bucanieri inferociti liberavano adesso, a corta distanza, la loro violenta potenza di fuoco, coprendo l’avanzata della veloce lancia di Von Sodom.
Le prostitute furono costrette a indietreggiare rifugiandosi fra le palme, ma anche gli alberelli tropicali venivano mangiati dal piombo dei pirati, il morbido legno veniva scalfito fino a divenire inesistente.
Aletto, Tisifone e Megera erano infuriate, litigavano fra loro mentre sparavano senza sosta protette da mitragliatrici poste sulle torrette dell’isola e dominando la scena dall’alto.
“Nessuno potrà avvicinarsi alla riva senza essere spappolato! Da qui controlliamo tutta la situazione!”
Disse Aletto mentre la sua bandana rossa le cadeva sull’occhio di vetro e i bianchi capelli venivano agitati dalla brezza marina.
“Cosa vuole quello scimmione pederasta del tuo ex?” Urlava Tisifone a Megera.
“Cerca il ragazzino che era con Natividad, lei mi ha detto che ha Scolo e Sifilide, forse Von Sodom non lo sa ancora, potremmo consegnarglielo ed evitare altre perdite, sarebbe come un pacco bomba, un cavallo di troia, il ragazzino infetterebbe Von Sodom togliendocelo dai coglioni una volta per tutte!”
Harry era sotto le torrette, inosservato ascoltava i discorsi delle vecchie piratesse, coperto nell’unico luogo inespugnabile dell’atollo; rabbrividì udendo la decisione di consegnarlo a Von Sodom, ma la risposta di Aletto lo rassicurò:
“E tu credi che quel vecchio puttaniere non abbia già contratto tutti i morbi sessuali esistenti? Ha scopato qualsiasi cosa, si dice facesse orge con le scimmie malate di rogna! E tu che lo hai anche sposato!”
“Zitta puttana! Erano tempi d’oro, solcavamo i mari disseminando morte e distruzione, eravamo belli e giovani, sani, ribelli, sanguinari e spietati! Abbiamo fatto più monete col sangue e le razzie all’ epoca che adesso con queste fiche malconce!”
Tisifone, sbavando attraverso la sua bocca sdentata appoggiò sua sorella Megera:
“E poi se diamo il ragazzo a quello scopa scimmie tutti i pirati dei sette mari si sentiranno in diritto di venire qui, fare un po’ di casino e avere quello che gli pare! Dobbiamo dimostrare che non siamo indifese!”
Harry si sentì risollevato, aveva la protezione delle piratesse, una cosa però lo turbava, se anche Von Sodom era immune ai suoi doni magici, ovvero Scolo e Sifilide, allora cosa cazzo se ne poteva fare? A cosa servivano se non a logorare il suo corpo disseminandolo di piaghe e bruciori?
Decise di fare appello a tutto il suo coraggio, arrampicarsi su una torretta e chiederlo a una delle piratesse, scelse Megera, che le sembrava la più ragionevole; da lassù poté vedere Macinabudella catturato dai primi corsari che avevano raggiunto la spiaggia, il povero orsetto rosa era stato sopraffatto numericamente, veniva percosso e traforato da mille lame di sciabola.
“Ma questo orsetto di merda non ha né l’uccello né il buco del culo!” Disse un galeotto sdentato dalla faccia mangiata dal sole, presto gli rispose un altro, un magro ceffo tatuato dalla faccia da topo e la testa logorata dalla tigna:
“E quel’è il problema? I buchi glie li facciamo noi hahahaha!”
Detto questo il bucaniere estrasse un coltellaccio e aprì un varco fra le stoffa dove dovevano esserci le natiche dell’orsetto asessuato e vi ci infilò dentro il pene nero di sporco, i restanti corsari ci presero gusto, ciascuno aprì il suo foro nel corpo dell’orsacchiotto e presto il suo interno di pezza si ritrovò gremito da un groviglio di falli, non vi era più spazio in corpo al povero peluche.
Lo lasciarono al suolo, smembrato, ricoperto di buchi da cui colava denso sperma, la stoffa che costituiva le interiora del povero orsetto era ormai zuppa, e fradicio ormai era anche l’esterno rosa che stava assorbendo il liquido.“Mi hanno trasformato in una spugna di sborra! Bastardi!!” Trovò il tempo di sospirare il morente Macinabudella.
Megera era troppo occupata a mitragliare dall’alto i pirati che ormai avevano espugnato l’atollo, le prostitute ormai cadevano come mosche.
“Come posso fare Megera a usare i miei poteri? Voglio aiutarvi!”
“Sei proprio un coglione!” Rispose la vecchia piratessa. “Dove cazzo l’hai fatto l’apprendistato? Nel buco di culo di un dinosauro bifronte? Ogni mago ha bisogno di una bacchetta magica imbecille, è la prima, fottuta regola!”
Harry pensò ai suoi difficili rapporti con le bacchette magiche, quando era ancora un apprendista dalla Fatina Decomposta, aveva creduto di poter fare senza, si era affidato unicamente all’istinto
dal giorno in cui il Dragone di Fuoco l’aveva posseduto, ma l’istinto va controllato, incanalato, era questa la reale funzione di una bacchetta magica.
“Dove posso trovarla Megera?”
“Il posto più vicino dove puoi andare è il Monastero degli Impotenti, porta con te Natividad, lei conosce la strada, inoltre so che c’è del feeling tra voi!”
Intanto Von Sodom aveva raggiunto la riva e cominciava a sparare alla schiena delle prostitute in fuga.
“Vai, Prima che quel diavolo ci uccida tutte, presto arriveranno altri corsari suoi rivali a darci una mano, ha violato la tregua, questo è territori neutro, tra poco Jolly Pennone e Capitan Femore Fallico saranno qui, sarà uno scontro epico tra canaglie del mare, nemici giurati da anni, hanno sempre desiderato ognuno la testa dell’altro, la passione di Von Sodom ha scatenato una guerra tra pirati e noi tre piratesse non potevamo di certo mancare!”
“E Von Sodom ha fatto tutto questo per me?” Chiese lusingato Harry Splatter.
La vecchia rise in maniera assolutamente satanica:“Non illuderti piccolo mostriciattolo, lui non ama, lui desidera, e non c’è nulla che possa frapporsi fra lui e l’oggetto del suo desiderio, è capace di bruciare il mondo pur di averlo, ma la sua è solo ingordigia ed egoismo, una volta ottenuto ciò che vuole, lo logora fino a che diviene inutilizzabile, è proprio un bambinone! Io sono scappata dalle sue grinfie appena in tempo, non che non ci si divertisse a essere sposati con quel mangia teschi, ninfomane figlio di Davy Jones!”
Harry vide dalla torretta una nuova, terribile scena, la ciurmaglia aveva catturato Brucionte, il pellicano verde mela, lo stavano arrostendo su uno spiedo con tutto il piumaggio, il disgraziato pellicano emetteva grida strazianti che non facevano altro che infoiare i sadici pirati.
“Devi andare adesso, Natividad ti aspetta qui sotto!”
Disse questo Megera mentre i proiettili fischiavano intorno a loro.
Effettivamente Natividad, la ragazza con tre gambe e senza braccia, stava aspettando Harry fra le palme alla base della torretta, gli fece cenno di seguirlo, sotto la sabbia vi era una botola che conduceva a un passaggio segreto, era già aperta e pronta ad essere imboccata.
“Cosa c’è lì dentro?” Chiese Harry.
“Il ventre della terra, dove riposa il verme!”
“Il verme? E cosa dobbiamo farci con un verme?”
“Preferisci essere inculato da Von Sodom per tutto il resto della tua vita?”
Non ci fu risposta, entrambi si addentrarono nel buco chiudendo la botola alle loro spalle.
“Adesso il verme ci mangerà sputandoci dove dobbiamo andare!”
“E perché ci sputerà?”
“Perché non ama la gente con la sifilide e lo scolo!”
“E tu?”
“Io ho un principio di piorrea!”Von Sodom intanto gridava circondato da cadaveri insanguinati:
“Harry, Harryyyyyyyyyyy!!”
Poco distante il corpo di Macinabudella restava inerte, pezza fradicia ricoperta da una sabbiosa fanghiglia.
*
Il verme era enorme, forse il mare intero non era in grado di contenerlo, inghiottì Harry e Natividad, catapultandoli in una viscosa peluria, di pelo in pelo venivano trasportati, ma quelli non erano peli veri e propri, bensì filamenti organici, il loro tocco era soffice, quasi eccitante se applicato nei punti giusti, Harry e Natividad ci presero gusto, si denudarono lambiti dai filamenti e cominciarono a strusciarsi l’un l’altro, intorno ai loro corpi la peluria organica faceva il suo lavoro, il rapporto sessuale era sia genitale che epidermico dunque.
“Fai veramente schifo Harry Splatter! Sei amaro come un pezzo di merda essiccato!”
Il verme defecò Harry, che completamente nudo e ricoperto da una bava viscosa simile a placenta, cadde su una distesa erbosa.
Il verme però trattenne Natividad dentro di sé, si potevano udire i gemiti goduriosi di lei, non se la stava passando tanto male là dentro; finalmente anche la ragazza fu espulsa dalle viscere del verme, aveva una faccia soddisfatta, anche lei era nuda.
“Ci vediamo signor verme, alla prossima, è sempre un’avventura unica con lei, dal sicuro orgasmo!”
“Ciao piccola, torna presto!” Disse il verme marpione.Harry si avvicinò deluso a Natividad:
“Ma io credevo che dopo quello che abbiamo fatto durante il viaggio noi due stessimo insieme, e invece ti intrattieni a copulare con un verme gigante e ti fai strusciare dalle sue grinfie!”
“Non mi piacciono i tipi gelosi maghetto, e poi io scopo col verme da quando sono adolescente, praticamente mi ha svezzata, cosa vuoi tu da me che sei l’ultimo venuto? Ti ho concesso una sveltina giusto perché mi fai pena, e lì nel ventre ero immune dalle tue sordide e infettive malattie! Adesso andiamo che la strada è lunga, e ricordatelo, io non sono di nessuno!”
“Ma tu come conosci tutte queste cose? Come sai la strada per il monastero?”
“Il verme è dei Monaci Impotenti, è il tramite tra il nostro bordello e il loro monastero, di tanto in tanto qualcuna di noi va a far visita ai poveri impotenti, ci pagano, ma non riescono mai a concludere niente!”
“E quindi hanno loro le bacchette magiche?”
“Dovrai far rizzare il pene a uno di loro e reciderlo, quella sarà la tua bacchetta magica!”
“Ma come faccio a rizzare il pene di un impotente?”
“Qui nessuno ti regala niente maghetto!”Il monastero sorgeva in cima a una rupe, era attorniato da fitta boscaglia, un unico, stretto sentiero conduceva in alto e non era affatto comodo.
Una cocciniglia gigante fumava un sigaro sotto un albero, proprio all’entrata del sentiero:“Non vi aspettavamo Natividad!” Disse la cocciniglia creando cuori di fumo con la mostruosa bocca rostrata.
“Il ragazzo è qui per la prova della bacchetta magica!” Disse la ragazza senza braccia.
“E come mai ad accompagnarlo c’è una puttana come te? Non sei mica una fata, o una strega, o una strafottuta madrina dai capelli turchesi!”
La cocciniglia soffiò una densa nube di fumo sul volto di Natividad.
“Ti metto dentro un po’ di sacchette di sperma e puoi passare? Facciamo così Natividad?”
Il rituale d’accoppiamento della cocciniglia era rivoltante, il maschio doveva deporre una sacchetta di uova nel corpo della femmina, che in questo caso era Natividad.
“Non voglio che tu mi tradisca ancora!”
Urlò Harry, che fermò Natividad mentre già stava allargando due delle sue tre gambe alla vogliosa cocciniglia.
“Ma la smetti di fare il romantico? Io non mi metterò mai con un poveraccio come te! Vai cocciniglia, deponi la tua sacca!” Urlò Natividad, ma Harry si frappose fra loro:
“Sei proprio una troia! Ti fai sbattere da chiunque arrivi senza troppe resistenze!”
Una rabbia sinistra crebbe in Harry che spintonò la cocciniglia, questa cadde all’indietro, fracassandosi la testa membranosa su di un tronco spezzato.
“Così mi piaci maghetto, quando sei maschio mi attizzi, adesso si che hai qualche seria possibilità! Proseguiamo il cammino!”
Harry Splatter avanzava impettito seguendo la sua Natividad, che vista da dietro, aveva proprio un gran bel culo.
Il monastero era austero, di architettura gotica, costruito però nella nuda roccia, dando l’impressione di essere un tutt’uno con la montagna, scolpito in essa, solenne ed essenziale, duro, severo, rigido, questo era il Monastero degli Impotenti.
Il grande portone si spalancò dinnanzi ai due viaggiatori, Harry e Natividad penetrarono in una fredda sala poco illuminata, era impossibile giudicarne le dimensioni a occhio, poiché il buio completo attorniava un cerchio di luce proveniente da un lucernario posto al centro del soffitto.
“Sappiamo perché sei qui, ma non è compito facile il tuo Natividad, e nessuno meglio di te lo sa così bene!”
Un'altra voce proveniente dal buio si unì alla prima:
“Ce lo hai succhiato per ore, giorni, mesi, qui nel buio, dove l’unico suono era quello della tua bocca appiccicata dalla saliva e niente, non è mai successo niente!”
“Facciamoli provare!” Disse una terza voce.
“Vero, in fondo sono già nudi!” Se ne aggiunse un'altra.
“Fate un po’gli zozzi, vediamo che succede!”
Natividad si avvicinò a Harry, i suoi occhi smaliziati lasciavano trasparire un unico messaggio:
“E’ ora di finire quello che avevamo cominciato l’altra notte maghetto!”
I due cominciarono a baciarsi con passione.
“Non hai paura delle mie malattie?” Chiese Harry a Natividad.
“No, non più, questa situazione mi eccita terribilmente, facciamolo in mezzo a questi vecchi guardoni impotenti, sono una troia esibizionista, non c’è ostacolo che una donna arrapata non riesca a superare!”
“Ma io non voglio fidanzarmi con una ninfomane come te!”
“Preferisci essere inculato tutta la vita da Von Sodom? E poi chi ha parlato di fidanzarsi, ci facciamo una galoppata in amicizia!”Anche questa volta Harry, non riuscì a trovare obiezione alcuna.
Natividad conduceva il gioco, abilissima sia con la bocca che in contorsioni del corpo, nonostante non avesse le braccia, sapeva benissimo come usare le restanti parti del corpo.
“Omiodio!” Gemeva uno degli impotenti
“E’un ragazzino! E’ solo un ragazzino! E lei lo violenta quasi!” Replicò il secondo.
“Che immensa porcata, noi uomini di chiesa adoriamo i ragazzini, specie se un po’ ritardati come questo qui!” Si aggiunse un altro.
“Potremmo farcelo anche noi, si anche noi, tutti insieme, come una volta, guarda che adorabili che sono le sue croste sui glutei…”
“Miodiononcicerdomisirizzaaaaaaaaaaa!”
Un urlo disumano tuonò dal buio, dalla tenebra si allungò un pene rugoso, lungo come un avambraccio, poi un altro, poi un altro ancora; Natividad intanto cavalcava sbizzarrita su di Harry, i suoi occhi erano chiusi e in estasi mentre la sua vagina schiumava.
“Natividad, presto, riprenditi, siamo circondati dai cazzi dei monaci, quale prendiamo? Hai con te un coltello?”
“Godo lurido bastardo, vengo, ti allagooooooo!”
Natividad era impazzita, squirtava abbondantemente sul ventre di Harry in una torrenziale eiaculazione femminile.
“Da quanto tempo, da quanti secoli non ci si rizzava, anche noi, un po’ anche a noi, le nostre cappelle pulsano, siamo relegati nella clausura e castità religiosa su quest’eremo, abbi pietà Harry Splatter, un po’ anche a noi!
Natividad svenne sul corpo di Harry, aveva goduto come un ossessa e adesso non oìpossedeva più forze, l’apprendista maghetto la fece da parte, era completamente imbrattato dal succo vaginale di lei, doveva cavarsela da solo, si lanciò su uno dei falli sospesi nel buio, il suo possessore gemette e subito liberà un getto latteo sul corpo di Natividad che giaceva in terra.
“Siiiiii, da quanto tempo!”
Il pene si afflosciò immediatamente.“Questo e inutilizzabile, ma come faccio se appena li tocchi sborrano, devo reciderne uno mentre è ancora duro, ma questi soffrono oltre che di impotenza anche di eiaculazione precoce!”
A Harry venne un idea diabolica, si lanciò su di un altro pene, da cui era accerchiato come fossero pallide belve senza peli, era deciso a morderlo alla radice così da staccarlo coi denti, ma quando aprì la bocca, in un abile manovra il grosso pene penetrò invadentemente nella sua bocca fino ai testicoli, subito un gettò investì le viscere di Harry costringendolo a vomitare sborra e frattaglie.
Anche il secondo pene si afflosciò, ne restavano quattro.
“Devo farcela, devo farcela cazzo, non demoralizzarti, in fondo hai fatto un esperienza, l’hai ciucciato a un monaco, sono le scalate della vita, come vuoi che facciano le segretarie ad avere le promozioni!”
Si avventò sul terzo pene, e stavolta fu più agile del calvo serpente, lo addentò alla radice affondandovi gli incisivi, poi strappò, un veemente getto di sangue ricoprì il volto di Harry, lo spruzzo raggiunse anche Natividad, che ancora dormiva per terra, sommersa da sangue e sperma di monaco impotente.
Harry era completamente imbrattato di sangue, stringeva fra le mani il potente fallo eretto gocciolante fluidi organici, il monaco a cui era stato estirpato stramazzò al suolo, svenuto dal dolore, dal buio però si allargò una macchia di sangue che raggiunse i piedi di Harry e le nudità di Natividad, l’umidore finalmente la fece svegliare.
“Che è successo? Cosa mi hai fatto porco?!” Disse lei.
“Ce l’ho fatta, ho preso la bacchetta!”
“Non ti servirà a molto, perché adesso morirai!” Dissero i monaci all’unisono.
“Incanala la tua rabbia Harry, rendi la bacchetta il tramite tra i tuoi poteri e l’esterno, getta tutti i poteri ricevuti in dono nella bacchetta!” Urlò Natividad.
Harry issò il pene reciso e sanguinante, ancora duro come il marmo, stretto nel suo pugno.
“Mi avete tappato la bocca coi vostri cazzi pedofili, mi avete fatto bere i vostri fluidi organici, ma giuro, che nessuno mi tapperà ancora la bocca senza il mio permesso!”
L’apprendista maghetto strinse il pene-bacchetta con tutta la sua forza, come se volesse strozzarlo, questo si illuminò di una luce violacea, poi si spaccò con le piaghe della Sifilide e si ricoprì con le pustole dello Scolo, il pene era infetto, pregno della magia di Harry Splatter; una secchiata di liquido ammorbato fu espulso dal meato urinario del pene che il maghetto stringeva in mano, il liquame corrose la carne dei monaci che se ne stavano nascosti nel buio, lasciandone solo lo scheletro, ma questo Harry e Natividad non potettero vederlo né tantomeno gli venne voglia di indagare.
Harry se ne stava ritto sotto la luce del lucernario, con la bacchetta magica - pene stretta in pugno, pregna di liquido giallo e infettivo, in quella posizione, illuminato dai raggi solari, appariva come un eroe epico trionfante. I suoi lineamenti erano cambiati, le mascelle serrate erano quelle di un uomo e non più le molli guancette di un adolescente.
“Adesso tocca a Von Sodom, anche lui ha approfittato di me tappandomi la bocca col suo cazzo salato e ruvido! Vieni con me Natividad!”La ragazza senza braccia e con tre gambe fremette:
“Come sei tosto Harry, ora sì che mi piaci, sei troppo un duro!”
“E dì a quel verme gigante che non scoperà mai più la mia ragazza, se no lo ingozzo col mio liquame magico!”
“Tutto quello che vuoi mio eroico maschio dominatore di belve di testosterone!”
Giunti dal Verme, questi che poco prima aveva fatto tanto il gallo, adesso acconsentì di sottostare alle minacce di Harry, non ci teneva a essere intasato da quel liquame racchiuso nel pene-bacchetta magica, non toccò Natividad nemmeno con un pelo(cosa che alla ragazza intimamente dispiacque).I due furono sputati dalla botola sull’Atollo Delle Zoccole Malconce, dove imperversava la più feroce battaglia navale mai vista nella storia, Harry strattonava Natividad con virilità, come fosse una sua prigioniera, appariva come un feroce corsaro anche lui, un uomo di mondo, finalmente era un mago; Natividad dal suo canto pensava:
“Adesso questo qui pretenderà che io non scopi più con nessun altro?”
©Davide Giannicolo 2011
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giovedì 1 dicembre 2011
Harry Splatter e i doni della sifilide
La scialuppa andava alla deriva da giorni ormai, Harry ignorava la direzione in cui lo scafo veniva mollemente trascinato, non aveva più la forza di remare, né di respirare, il sale marino aveva disidratato e corroso la sua pelle cosparsa di croste, il sole, nemico allegorico di Harry, dardeggiava impietoso spaccandogli le carni, inoltre la sete, come un cappio dentato, stringeva la gola del maghetto.
Sua intenzione era raggiungere la caverna delle Scimmie Pazze, situata su di un atollo protetto da una ostile vegetazione, le scimmie erano custodi di un potente amuleto che avrebbe consentito ad Harry di padroneggiare incantesimi attui a proteggerlo dalle minacce incombenti, nubi grigie e violente su di lui.
Non sapeva quanto distasse l’isola, tantomeno se stava seguendo la giusta direzione, Harry si trovava in uno stato di trance, il bruciore causato dallo scolo gli aveva più volte pensare di amputarsi il pene, purtroppo però non aveva con sé una lama.
Il corsaro Von Sodom intanto era sulle sue tracce(vedi “Harry Splatter e la fuga verso lo scolo”); il pirata lo inseguiva a bordo del suo galeone frustando a sangue la ciurma, voleva ritrovare il suo amore perduto, e avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di raggiungerlo.
Questa era la condizione di Harry quando un pellicano verde mela si posò sulla punta consunta della sua scialuppa.
Il pellicano osservava Harry con piccoli occhietti eloquenti, quello sguardo pareva del tutto umano, latore di un messaggio; il grosso uccello aprì la sproporzionata bocca, all’interno della rigida sacca giallastra che era il suo becco, giaceva un orsetto rosa di pezza che pareva addormentato, imbracciava un mitragliatore e a prima vista entrambi sembravano giocattoli.
Improvvisamente l’orsacchiotto spalancò gli occhi, il suo sguardo era aggressivo, feroce, buffamente contrastante con l’aspetto del roseo peluche, puntò l’arma verso Harry aggrottando gli occhi di plastica.
“Sono qui per ucciderti Harry Splatter, su di te c’è una taglia a cui non posso rinunciare!”L’orso era ancora nella bocca del volatile mentre Harry allargava le braccia guardando il cielo, tutto si aspettava nella vita, tranne essere crivellato di proiettili a opera di un orsetto rosa.
“Fallo! Fai in fretta, ma non consegnarmi a loro!” Disse Harry piagnucolando.
“Fammi finire ragazzino, ho detto che sono qui per ucciderti ma non lo farò! Anche se non sembra io e te siamo simili, entrambi ci opponiamo al nostro destino, la gente si aspetta da me che me ne vada in giro a disseminare caramelle e a cantare stupide canzoncine, vuole che mi faccia tirare le orecchie da bambine bavose, vaffanculo, questo solo perché sono un orsetto rosa, ma a me piace fumare sigari enormi, mi piacciono le armi, l’alcool, le troie e il bondage coreano! Quando ho sentito parlare di te, mi sono subito sentito in dovere di aiutarti!”
L’apprendista maghetto era perplesso, nessuno gli aveva mai offerto il suo aiuto con tale spontaneità, restò in silenzio mentre l’orsetto scartava un lungo sigaro e, una volta stretto nel musetto, tentava d’accenderlo senza successo.
“Porca troia, la pietrina è bagnata, tutto il giorno nel becco di questo cazzo di pellicano verde, mi sono infradiciato tutto!”
Il buffo pupazzo era ancora seduto nella sacca dell’uccello verde mela, quest’ultimo restava immobile, con i vitrei occhi fissava Harry Splatter in cerca di pietà.
“Lui si chiama Brucionte, è praticamente il mio mezzo di trasporto, ogni tanto gli do anche una botta, sai, in mancanza di baldracche ahahahah”.
Lo sghignazzare che seguì questa affermazione si rivelò alquanto agghiacciante, quasi l’orsetto soffocava allo scopo di liberarsi di quella sua rozza ilarità da marinaio.
“Penso sia piuttosto sadico da parte tua torturare questo povero animale!”
Harry sapeva che così dicendo si sarebbe forse messo contro l’unica persona fino a ora disposta ad aiutarlo, ma nonostante ciò, deglutendo a causa della paura e reso folle dai bruciori dello scolo, aveva detto ciò che pensava, erano finiti i giorni in cui il principe infetto lo prendeva a calci in culo! O forse no? Visto che subito una recidiva paura lo avviluppò nel vedere gli occhietti assassini dell’orsetto rosa stringersi sempre più in una postura minacciosa.
“Non mi piacciono le vittime Harry Splatter!” Disse l’orsetto.
“Ebbene io lo sono!”
“Allora dovrei spappolarti il cervello a suon di mitragliate e incassare la taglia!Eppure dicevano che eri tosto, cazzo hai fatto un macello laggiù a casa tua, dragoni sputa fuoco, gente mutilata, cazzo ci sarà un motivo per cui tutti i maghi della regione si siano riuniti per farti il culo!”
“Sono una vittima, credimi orsetto rosa!”Harry deglutì nuovamente, contrariava per la seconda volta il pericoloso interlocutore che per tutta risposta gli puntò il mitra in faccia.
“Non osare mai più chiamarmi così! Intesi? Il mio fottuto nome è Macinabudella, ci siamo capiti?”
Un orsacchiotto rosa alto circa settanta centimetri, amante del bondage coreano, che si fa chiamare Macinabudella; Harry comprese che non c’è limite alle stranezze del mondo.
“Vuoi quindi aiutarmi Macinabudella?”
“Non lo so ancora, mi sa tanto che ho perso solo tempo con te!”
“Te la sentiresti di accompagnarmi sull’Atollo delle Scimmie Pazze? Insinuarti nella sua foresta dove brulicano creature immonde e piante carnivore? Addentrarti nella caverna maledetta, tempio delle scimmie, le cui colonne portanti sono fatte di ossa e budella essiccate? Affrontare l’ira di Von Sodom e degli arcimaghi che sono sulle mie tracce? Perché dovresti farlo’”
Macinabudella fissò Harry coi suoi lucidi occhietti neri di plastica scadente, occhi perfettamente inespressivi:
“Perché dovrei farlo? Per l’amore nei confronti del sangue e della violenza, cosa c’è di più semplice?”Harry fissò il peluche per un lungo momento, tutt’intorno la voce dei gabbiani intonava un canto col placido suono delle onde marine, onde turchesi rese scintillanti dal sole che cullavano la barca di Harry; infine il maghetto sorrise, mentre il pellicano cominciava a perdere fili di bava ai lati del becco, orami da troppo tempo spalancato.
“Va bene Macinabudella, sono onorato di conoscerti, dove sto per andare avrò bisogno di settanta centimetri di puro rancore quale tu sei, però prima di stringere il nostro patto devi promettermi una cosa!”
L’orsetto strinse la zampetta introno al grilletto:
“Ma come cazzo parli Harry Splatter, io non prometto proprio un cazzo, tanto meno a un cretino come te…”
“Non allarmarti mio nuovo amico, ti chiedo solo di trattare con meno durezza il tuo pellicano!”
L’orsetto guardò il suo verde mezzo di trasporto, poi deformò le labbra di stoffa in un’espressione di sdegno.
“A me sembra che sei proprio o frocio o rallentato piccolo mago! Forse entrambe le cose.
Sai che ti dico? Ti seguirò fino all’atollo, voglio vedere cosa fai d’interessante, poi lì penserò alla taglia che grava sulla tua testolina pustolosa, fino ad allora ti starò inchiodato, come le labbra di una vagina infetta sulle pareti di un enorme cazzone, mi hai capito Harry Splatter!? E a proposito di Brucionte, non preoccuparti, a lui piace essere trattato così, è un po’ masochista, un fottuto pellicano pervertito, si tinge anche le piume il frocione! Stai tranquillo e dimmi in che direzione è l’atollo!”Harry si strinse nelle spalle rachitiche:
“Non ne ho la minima idea!”
“Sarà dura non uccidere questo coglione, fortuna che ho con me del whiskey!”
Dicendo ciò Macinabudella ruspò nella larga sacca del pellicano, estraendo poi vittoriosamente una bottiglia di marca scadente, svitò il tappo ingollando un florido sorso, presto la peluria sintetica all’altezza dello stomaco prese a gocciolare infradiciata.
“Cazzo! Non hai idea di quanto possa essere noioso avere un corpo di stoffa, non riesco mai a ubriacarmi come si deve!”
*
Macinabudella aveva con sé una mappa lacera, tracciò veloci coordinate, poi estrasse una catena dalla bocca del povero pellicano, legò un estremità al collo del compagno verde mela e un'altra alla punta della scialuppa.
“Per adesso sei mio prigioniero Harry Splatter, vediamo cosa sarai capace di fare nella caverna delle Scimmie Pazze!”
Il pellicano si rivelò essere un ottimo traino, la scialuppa solcava le acque azzurre smerigliate dal cocente sole dei tropici, la velocità era ottima, presto giunse il tramonto ed il sole calante cominciò a dipingere l’orizzonte con rosee sfumature.Dinnanzi a loro apparve un atollo selvaggio, la caverna era visibile, l’entrata era un solco verticale, del tutto simile a una titanica vagina circondata da vegetazione verdeggiante.
“Quella è la caverna delle Scimmie Pazze Harry! Vediamo se ci troviamo qualcosa di buono! Quelle bestiacce coi calli al culo rossi come pomodori sgocciolanti potrebbero nascondere un prezioso tesoro!”
Macinabudella urlò queste parole dall’alto cavalcando il pellicano Brucionte, ma l’apprendista maghetto udì vagamente quelle parole, pichè controto dai bruciori causati dallo scolo.
Ben presto lo scafo incise la sabbia bianca della spiaggia, Harry allora discese dalla barca tenendosi fra le mani il membro, cercando così di contenere il dolore.
L’isoletta sembrava tranquilla, uccelli tropicali dai variegati e sgargianti colori intonavano un canto giulivo attraverso la fitta vegetazione, un canto caldo e sconosciuto a Harry, simile al lamento ingannevole di una sirena lacustre.
Finalmente Harry ebbe modo di vedere Macinabudella ritto sulle proprie gambe, sembrava estremamente fragile e vulnerabile, se non fosse per il mitragliatore automatico, molto più grosso di lui, che l’orsetto rosa imbracciava con fumando un sigaro faticosamente acceso.
Anche il pellicano adesso zampettava goffamente sulla spiaggia, finalmente libero dal giogo dell’orsetto ma non da quello della catena, che adesso lo legava al polso di Macinabudella come fosse un guinzaglio.
“Introduciamoci in questa cazzo di giungla e sfracelliamo i culi callosi di queste scimmiette!”
L’orsetto sparò una raffica tonante in aria, così facendo, in questo suo eclatante gesto da spaccone, provocò la fuga di un gran numero di volatili che s’involò in una colossale ascesa verso il cielo.
“Cosa fai?” Chiese Harry perplesso.
“Avviso i furboni nascosti dietro gli alberi che non siamo indifesi!”
“C’è gente nascosta e in agguato?”
“Non lo so, ma se ci fosse qualcuno, adesso sa che stanno arrivando dei maledetti carnefici!”
Dicendo ciò l’orsetto rosa sputò grossi grumi di catarro.
Harry rimase profondamente affascinato da questo risoluto, preventivo agire e seguendo Macinabudella si avventurò nella fitta vegetazione che conduceva alla caverna vaginale, sentendosi quantomeno protetto al fianco dell’orsacchiotto, che non sembrava dotato di genitali, quindi almeno lui, forse, non lo avrebbe violentato(nda vedi episodi precedenti).
La foresta tropicale era avvolta da un silenzio sinistro, quasi sacro, come se ci si trovasse in prossimità di un tempio inviolabile, anche Macinabudella taceva immerso nella silente vegetazione, avanzava muto col pellicano alla catena ed il mitra in pugno, la sua mascella di stoffa era serrata in un’espressione guardinga, era piccolo si, quasi ridicolo, ma lo si avvertiva al primo sguardo che poteva essere letale.
Improvvisamente il pellicano iniziò ad agitarsi, al primo segnale strano Macinabudella cominciò a disseminare raffiche incandescenti su ogni lato, i proiettili si schiantarono fra le fronde, così i cespugli vomitarono fiotti di sangue e arti di scimmia, incrostando di corpose frattaglie il pellicciotto del peluche.
Dall’alto piombò un giavellotto rudimentale, l’asta si infilzò senza difficoltà nel corpo di pezza di Macinabudella inchiodandolo violentemente al suolo, l’orsetto immobilizzato, si agitava grottescamente sparando a casaccio.
“Sono bloccato cazzo, Harry fai una magia!”
Ma un nuovo giavellotto venne lanciato dai rami alti, l’aguzza punta infilzò la testa dell’orsetto rosa, mettendolo a tacere questa volta, arpionato al suolo come un puntaspilli.
Harry era da solo adesso, anche il pellicano era scappato involandosi insieme ai tucani.
Il maghetto diede una timida occhiata al corpo trafitto di Macinabudella, si guardò intorno dimenticando i bruciori dello scolo, tutto era silenzio ora che il mitra di Macinabudella aveva cessato di sparare, si udivano però scattanti movimenti fra le foglie e diaboliche risatine di scherno.
Le scimmie uscirono in fine allo scoperto una dopo l’altra, era un grande branco, circa una quarantina di soggetti, alcuni dei primati erano agghindati da pirati, altri indossavano abiti femminili, un orango se ne stava su un ramo vestito da sposa nonostante i suoi genitali fossero chiaramente maschili.Due piccole, diaboliche scimmiette esotiche afferrarono Harry, ognuno per un braccio, la folla fece largo ad una figura imponente che nell’avanzare malmenava le altre scimmie, era un babbuino enorme, dalle zanne affilate, incazzato nero a causa degli scarlatti calli al culo, al collo peloso portava una collana di denti umani, un teschio(altrettanto umano) gli faceva da elmo, il volto era segnato da numerose cicatrici che contribuivano a renderlo mostruoso, aveva inoltre un membro eretto e peloso, grosso come il manico di un ascia.
“Cosa sei venuto a fare qui Harry Splatter?”
Il rachitico, fallito apprendista maghetto non osò parlare al cospetto del belluino primate dal petto ampio e le zanne affilate.
Presto mani callose e scimmiesche afferrarono Harry, fu immobilizzato e condotto nella caverna vaginale, all’interno l’umidità si mescolava al tanfo di carne morta e decomposta, ossa umane erano sparse ovunque, da questo si evinceva che le Scimmie Pazze erano carnivore e ghiotte di carne umana.
Una scimmietta niente male se ne stava assisa su un trono si teschi, era agghindata con deliziosi ornamenti ossei, orecchini fatti con falangi, i seni grigi coperti da due teschi spaccati, il sesso, ricoperto da una nera peluria, era pulsante e visibile, accanto a lei vi era la scimmia vestita da sposa che sembrava avere evidenti tendenze omosessuali a giudicare dai gesti effeminati e la voce alterata a donna.
Il Babbuino gigantesco afferrò i capelli unti di Harry e lo costrinse a inginocchiarsi dinnanzi alla regina delle Scimmie Pazze.
“Lei è la nostra madre e signora, amante e regina, ha dato vita a ciascuno di noi e continua la nostra stirpe, sembra sia eterna e che non invecchi mai, guarda com’è bella! Ma ultimamente la nostra stirpe si sta indebolendo, abbiamo bisogno di nuove donne, non possiamo continuare così, da dieci anni non nascono più femmine da lei, l’unica è quella che vedi accanto a lui, se così possiamo chiamarla, Cincitta è uomo, ma ci sollazza ugualmente facendo le veci della femmina, è frocio insomma, e quindi non può partorire, si veste da donna e ad alcuni di noi piace! Una profezia aveva previsto tutto ciò, così come aveva previsto il tuo avvento, dall’unione di un mago con la nostra regina nascerà la nostra nuova stirpe!”
Harry rabbrividì, non voleva far l’amore con una scimmietta, per quanto carina potesse essere, ma sembrava non avere scelta; la scimmia regina già gli sorrideva con languore fascinoso, mentre la scimmia Gay Cincitta, discese con il suo abito da sposa e sculettando prese la mano di Harry Splatter.“Vieni bel maschietto, ti accompagnerò nell’alcova, e spero che dopo che avrai finito con la regina avrai un po’ del tuo arnese umano anche per me!”
Il babbuino schiaffeggiò la scimmia gay in malo modo, una sua mano era due volte più grande della testa della sposa invertita:
“Lurido frocio! Sempre a fare moine e a offrire il culo ai nuovi venuti, togliti dalle palle, non c’è tempo per riempire il tuo calloso e pulsante deretano, sporco pervertito voglioso e ninfomane, dopo ti darò io una bella dose di tronco di scimmia, lascia l’umano alla nostra regina, ne va della nostra stirpe!”
Intanto la regina si era alzata, era tutta coperta da un manto nero e lucido, non era niente male, un velo trasparente le copriva la schiena, ma attraverso di esso si vedeva un culetto appetibile seppur peloso, in fondo a Harry non dispiaceva l’idea, l’aveva fatto con una granchia, con un corsaro sadico e galeotto(nda vedi puntate precedenti), perché non farlo con quella scimmietta carina e sorridente dai modi eleganti, che tra l’altro era una regina?
Poteva essere il padre di una nuova stirpe, ma cosa poteva nascere da un inetto come lui?
Il babbuino costrinse Harry ad alzarsi con un disinvolto movimento del possente braccio:
“Dopo che l’avrai ben riempita ti daremo il nostro dono, e con esso potrai sconfiggere qualsiasi nemico!”
Il Babbuino gigantesco sorrise, mostrando zanne affilate come sciabole, Harry ricambiò il sorriso, un dono magico, era per quello che era giunto fino all’Atollo delle Scimmie Pazze.
Harry entrò nell’alcova della regina, mentre la scimmia gay piagnucolava cercando un pene ed elemosinandolo a chiunque incontrasse ricevendo in cambio solo schiaffi e calci in culo.“Siamo stanchi di te Cincitta, vogliamo una vera troia!
L’alcova era illuminata dalla fioca luce di torce, un braciere riscaldava placidamente l’ambiente disseminando fumi afrodisiaci e inebrianti dal carattere oppiaceo, la scimmietta era nuda, distesa su cuscini di seta, sorrideva, a gambe larghe, offrendo la vulva pelosa e pulsante al maghetto.I fumi afrodisiaci rizzarono immediatamente il sottile e pustoloso pene di Harry martoriato dallo scolo, gli dispiaceva contagiare quella bella scimmia dagli occhi luminosi e le labbra seducenti, ma non aveva altra scelta, aveva bisogno dei doni di quella grottesca tribù, si avvicinò col pene ritto, la scimmietta con moine da gatta afferrò il membro con le sue mani callose, poi vi incollò sopra la bocca in un bacio risucchiante, Harry andò in estasi, la regina era bravissima, una ventosa, non poteva resistere a lungo a quel bacio, doveva penetrarla se non voleva sacrificare nella bocca di lei la carica destinata alla vulva.
La femmina pelosa lo guardava dal basso con occhi seducenti, emanava femminei lamenti, si contorceva, poi si distese, e lo invitò a penetrarlo.
“Vieni piccolo essere glabro, entra nella mia regale caverna e lasciaci il tuo seme umano, le mie viscere bruciano, ho bisogno di qualcosa di umido che me le annaffi prepotentemente!”
Harry infilò il proprio arnese nella cavità succosa, provò una piacere arcano, antico; era il suo secondo rapporto attivo in tutta la vita, il primo era stato con una femmina di granchio, e ora sentiva la differenza tra la coriacea cavità salmastra dell’aracnide del mare, con quella sublime conchiglia carnosa che ora invece accoglieva il suo membro in un abbraccio setoso, caldo, umano e non mostruoso com’era stato con la granchia.
Harry abbracciò la regina scimmiesca e aumentò la foga delle sue spinte, la amava, voleva restare con lei in eterno, Re delle Scimmie Pazze e padre di una nuova progenie, la scimmietta baciava il collo di Harry, chiuse le proprie zampe prensili dietro la schiena del maghetto, aiutandolo a spingere con le proprie gambe, gemeva la scimmia, gemeva affannando in quel dolce, bestiale rapporto.
Harry fu avvolto da un fremito, una rossa nebulosa gli offuscò la mente, la scimmia cominciò a schiaffeggiargli i glutei.
“Ancora, ancora!” Gridava la regina, mentre i suoi seni grigi sobbalzavano.
E il maghetto esplose dentro di lei, innaffiandola di arretrato piacere.
Restarono per un po’ distesi sui cuscini, poi la regina si alzò con ancora la pelliccia incrostata di sperma.
“Adesso puoi andare!”
Harry, nudo come un verme, magro da far schifo, sussultò.
“Ma allora non mi ami?”
La scimmietta sorrise mentre si imbellettava le labbra con del sangue di struzzo come fosse rossetto:
“Amarti? Con quel cosetto che hai tra le gambe? Non l’ho nenache sentito!”
Harry provò una profonda tristezza, almeno la granchia lo amava.
“Ma i doni che mi avete promesso?”
“Li hai già avuti, ti sei beccato la sifilide proprio ora, tutti noi Scimmie Pazze l’abbiamo, ce la contagiamo da millenni!”
“La sifilide? Ma che magia è?”“Non esiste la magia ragazzino, esiste solo la carne, e la sifilide la distrugge, la spacca, la corrode, adesso tu ce l’hai! Ti appariranno croste e piaghe sul pene e su tutto il corpo, noi l’abbiamo debellata e sappiamo dominare il batterio, tu ora la custodisci dentro di te, è questo il nostro dono, il dono della morte in cambio di quello della vita!”
“Ma ho già il corpo ricoperto di croste!”
“Si ma adesso puoi uccidere chiunque abbia un rapporto sessuale con te!”
“E come faccio a convincere gli arcimaghi ad avere un rapporto sessuale con me? Tutti insieme?”La scimmietta si stava rinfilando il reggiseno di teschi, sorrise, era fascinosa e regale:
“Questi sono cazzi tuoi Harry Splatter, noi i doni te li abbiamo fatti!”
Ma in quell’istante colpi di mitragliatore infransero misero in subbuglio la caverna.
“Cosa cazzo succede?”
Disse l’elegante regina.
Harry si precipitò fuori dall’alcova, vide Macinabudella, con il piccolo corpo squarciato dalle lance, che perdeva pezzi di ovatta e palline di polistirolo, mentre falciava le scimmie con il suo mitragliatore.
“Ecco il piombo scimmie del cazzo, credevate di avermi messo fuori gioco vero? Ma non avevate calcolato il mio fido pellicano!”
LA scimmia gay Cincitta si precipitò verso il carnefice.
“Scooopamiiii ti prego Orsacchiottooooooo!”
Ricevette una scarica di piombo nel ventre che la tagliò in due disseminando in giro le sue budella, ormai il suo abito da sposa era scarlatto.
“Una delle cose che mi rende furioso è il sesso dolcezza, non ho il pisello, sono piuttosto frigido! E la cosa mi rende odioso, sadico e cattivo!”
Disse l’orsetto rosa mentre sterminava le scimmie.Il babbuino gigante, impugnando una clava tentava di avanzare, prendendosi dritto nel petto l’onda d’urto dei proiettili.
Guadagnava lentamente terreno mentre le sue carni si spaccavano sanguinando sotto gli inclementi proiettili, pezzi del suo petto schizzavano verso l’alto, ma non si fermava, avanzava, era vicinissimo a Macinabudella che stringendo il musetto in una smorfia di stizza non staccava la zampa dal grilletto, finalmente il babbuino si inginocchiò, col cuore spappolato, e una scarica di piombo gli maciullò la testa imbrattando di sangue e pelo l’orsetto rosa.
Harry raggiunse il proprio compagno, non voleva dirgli della regina, infondo portava in grembo la sua progenie.
“Macinabudella, sei vivo? Dov’è Brucionte?”
“E’fuori da questa cazzo di caverna a forma di passera, ci sta aspettando, le odio queste cazzo di scimmie, tutto in funzione del sesso, io odio il sesso, non posso scopare, il coglione che mi ha costruito non mi ha dotato d uno strafottuto organo riproduttivo, sono un represso col cervello bruciato, è forse per questo che sono così fottutamente violento, sai di solito i sadici sono impotenti….vaffanculo la psicologia, le ammazzo tutte queste scimmie che ostentano i loro bei cazzoni grossi!”
Quell’affermazione fece pensare Harry, forse Macinabudella era un omosessuale represso, aveva parlato con ammirazione dei “cazzoni” delle scimmie, come se desiderasse strofinarseli in faccia, ma distruggeva l’oggetto del proprio desiderio represso con il proprio inverosimile machismo, non aveva forse detto che si accoppiava con Brucionte di tanto in tanto? Forse in quei rapporti assumeva un ruolo passivo.
Nel giro di mezzo’ora tutte le scimmie erano morte, tutt’intorno era una poltiglia di pelo, sangue e frattaglie, la regina era scappata rifugiandosi in qualche cunicolo sotterraneo che le avrebbe consentito di custodire e preservare la propria stirpe fecondata da Harry Splatter.
Macinabudella era furioso:
“Ma qui non ci sono tesori, ci sono solo ossa e merda di scimmia!”
“Mi hanno dato la sifilide però!” rispose Harry.
“Gran bel regalo del cazzo!”
Macina budella si accese un sigaro.
Quella sera Harry Splatter, Macinabudella e Brucionte raggiunsero l’atollo vicino delle Zoccole Malconce, era un isoletta di puttane deformi la cui economia era basata sulla prostituzione, offerta ai pirati di passaggio.
Ricucirono Macinabudella con ago e filo, usando del cotone nero che all’orsetto piacque molto, una di loro, Lenora la zoppa, ballò per tutta la notte in uno spogliarello grottesco per Macinabudella, che con gli occhi arrossati e la mascella serrata osservava il corpo della ballerina, la sua espressione era di rabbia mista a desiderio.
“Perché ti fai così del male?” Gli chiese Harry.
“Le cose che più ci fanno male sono le cose che desideriamo e non possiamo avere, ma allo stesso tempo, anche se ci fanno del male, sono le cose che più amiamo!”
Macinabudella proferì queste parole senza staccare lo sguardo dalle tette della zoppa, masticando a vuoto con un sigaro maciullato dal nervosismo stretto fra le labbra.
Harry si alzò e andò verso la spiaggia, adesso aveva anche la sifilide oltre allo scolo, doveva riflettere sul come usare queste sue armi, anche se non sapeva cosa gli avrebbe riservato la sua prossima avventura…..
©Davide Giannicolo
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