venerdì 2 dicembre 2011

Harry Splatter e il Monastero degli Impotenti




La serata all’atollo delle Zoccole Malconce si stava scaldando, i pochi avventori rimasti si trastullavano con le piratesse sdentate, molto abili nelle loro fellatio gengivali, le piratesse erano tre sorelle, ciascuna di loro aveva avuto un passato terribile, relazioni libere e sanguinose con rinomati farabutti del mare, dobloni nascosti nelle loro larghe vagine, peripezie anali che avrebbero fatto fare un passo indietro anche al più empio corsaro.
Megera, Aletto e Tisifone si chiamavano, proprio come le tre spaventose Erinni.
Megera era stata una delle spose di Von Sodom, si dice che lo stesso folle pirata la ripudiò, poiché aveva il vizio di scopare i suoi cadaveri nottetempo e una volta la sorprese ad infilarsi un teschio fra le emorroidi, pratica che le donne del tempo amavano.

 Aletto era notoriamente lesbica, ma un’amante furente, gelosa e crudele, aveva ucciso più di cento ragazze tra le spire della sua nera vagina, affamata di una insana ninfomania saffica.
Infine vi era Tisifone, dall’unico dente affilato, che poteva reciderti il pene mentre te lo succhiava, se sole le fosse parso divertente, si dice fosse proprio questo uno dei suoi vizietti più sordidi, abbeverarsi del sangue sgorgante da un pene mozzato, suggere fino a che la tua vita non sparisca.
Le tre vecchie erano le protettrici del bordello e dell’atollo, dove vigeva neutralità assoluta tra corsari, anche i più acerrimi nemici all’atollo delle Zoccole Malconce, dovevano comportarsi da gentiluomini e seppellire l’ascia di guerra, così da poter ognuno godere della prostituzione offerta a buon mercato, unico sostentamento della cinquantina di donne che ci viveva .
Si diceva che le tre sorelle un tempo fossero bellissime, dalla pelle di porcellana e i corpi flessuosi, si narra che avessero rubato il cuore di nobili e regnanti, saccheggiati poi con malizia e meretricio.

Le piratesse adesso però erano in pensione, e la loro dissolutezza eccessiva le aveva logorate rendendole mostruose.
Una ragazza senza braccia e con tre gambe si avvicinò a Harry Splatter zampettando come un ragno, era carina, aveva una faccia da indios, scura, ovale, i suoi occhi erano neri e luminosi, immensamente profondi, pietre d’ossidiana, abissali, indomiti, specchi rifulgenti e impetrabili in cui Harry subito desiderò tuffarsi.
“Vuoi scopare?” Disse lei sorridendo.
Ultimamente Harry l’aveva fatto con una granchia passionale, una scimmietta fascinosa e un possente, barbuto pirata rassomigliante a un gorilla tatuato, l’unica esperienza un po’ più piacevole si era presentata in una situazione un alquanto scomoda, con una sirena dalle tette enormi in fondo all’oceano, dove gli era impossibile respirare; insomma la proposta della ragazza senza braccia e con tre gambe sembrava allettante, in fondo era pur sempre un’umana e non aveva le chele e le antenne ronzanti intorno ai genitali.
“Mi piacerebbe molto, ma non saprei come pagarti, non ho niente con me!” Disse Harry timidamente.

La ragazza indossava una gonna di paglia in stile hawaiano, sopra era nuda, i piccoli seni, simili a esotici manghi ancora acerbi, se ne stavano duri davanti alla faccia pustolosa di Harry, sembrava che nulla potesse scalfirli, gioielli abbronzati, sormontati da un capezzolo nero come la notte, seni turgidi e inamovibili, dura scultura restia a qualsiasi tremolio.
“So chi sei Harry Splatter, so cosa stai combinando, con te lo faccio gratis!”
Harry sentì un colpo al cuore, nessuna donna lo aveva mai ammirato, nessuna lo aveva mai corteggiato né tantomeno adulato, e colei che aveva di fronte era una donna, una donna vera, anche se con tre gambe e senza braccia.

“Vieni con me!” Disse lei prendendolo per mano e lo condusse in un bungalow di paglia all’esterno, sotto l’imponente mantello di stelle luminescenti vide Macinabudella, l’orsetto rosa dai modi burberi che lo aveva accompagnato all’atollo, il folle peluche stava infilando l’intero braccio infeltrito nella vulva di una graziosa nanetta dalle cosce grassocce, la piccola sembrava gradire largamente, mentre il minuscolo corpo sudato riluceva sotto i lattei raggi di una immensa luna crescente.
Una volta soli nel bungalow la ragazza si liberò della gonna, mostrando un pube nero, ferino, cisposo come il manto di una belva, lo schiacciò contro il bacino di Harry e cominciò a strusciarsi  facendo innalzare un fruscio soave e allo stesso tempo carico di lussuria, anche Harry si liberò dei suoi stracci, ma quando la ragazza lo vide nudo fece qualche passo indietro e si mise a urlare:
“Ma tu hai la sifilide! E anche lo scolo! Non metterai mai quell’affare dentro di me! Ma sei proprio una testa di cazzo! Mi volevi infettare vero maghetto?”
Harry fu subito preso da una profonda tristezza, era troppo bello quel sogno per essere vero.
“Ma sono i doni che ho ricevuto per aver superato difficilissime prove! La sifilide me l’ha donata la regina delle Scimmie Pazze in persona!” La ragazza si fece ancora più indietro nell’udire queste parole.
“Saranno anche doni magici ma non ti aiuteranno a scopare amico, con quella roba puoi giusto accoppiarti con dei lebbrosi, nemmeno un macaco ti si avvicinerebbe!”
Harry si inginocchiò e cominciò a piangere, con la testa crostosa fra le mani, il pus cominciò a colare dal cuoio capelluto mescolandosi alle lacrime; improvvisamente però una sensazione di volgare rancore si impossessò del suo ventre, era un sentore simile a quello che aveva provato la prima volta in cui si era tramutato in dragone di fuoco.
Alzò gli occhi verso la ragazza, il suo volto era deformato dalla rabbia:
“Tu! Lurida troia! Tu che hai tre gambe e non hai le braccia, tu che sei un fenomeno da baraccone almeno quanto me, puttana di professione attaccata tutto il giorno con la bocca ai cazzi di pirati tisici, tu cagna, mi schernisci e mi rifiuti? A me che ho sfidato Von Sodom il terribile sopravvivendo alla sua ira, a me che ho espugnato l’isola delle Scimmie Pazze? Tu assaggerai i miei doni puttana, e lo farai adesso, scolo e sifilide sono qui per te!”
Dicendo ciò Harry avvicinò il proprio membro spaccato dalle croste alla pelle di lei.
“Assaggia!”
“Ascolta io posso aiutarti, non hai possibilità contro Von Sodom! Se quello ti trova ti scuoia, è un frocione geloso e maligno! Solo le tre vecchie possono darti una mano!”
Ma Harry era orribilmente arrapato, ed era tutta colpa della ragazza; l’apprendista maghetto le balzò addosso, lui che di solito era timido e gentile, si tramutò in una belva!
Sentì un orribile potere gonfiarsi dentro di lui come il petto di una rana-toro, sembrava che il suo pene spaccato dalle piaghe dovesse esplodere da un attimo all’altro, era il Potere dello Stupro, qualcuno glie ne aveva parlato, forse la Fatina Decomposta quando ancora Harry era apprendista presso il suo laboratorio, tra un ragno e un occhio di strige da triturare.
Harry sentiva che con le proprie mani, di solito deboli come ramoscelli rinsecchiti, avrebbe potuto lacerare la vulva pelosa della ragazza che gli stava davanti, si avvicinò con gli occhi tremanti di rabbia, pronto a esercitare il nuovo, grande potere che stava apprendendo, ma la ragazza, servendosi della gamba centrale mollò un poderoso calcio nei genitali dell’apprendista maghetto, questi si piegò su se stesso, e una ginocchiata infossò il naso di Harry nel volto facendolo cadere all’indietro sul pavimento.
Harry era perplesso, il Potere dello Stupro era stato contrastato abilmente con un gran calcio nelle palle, tutti i suoi bollenti spiriti si chetarono di botto mentre stentava a respirare a causa del naso spappolato.
“Sei patetico Harry Splatter, la tua Potenza Sessuale è paragonabile a quella di un girino! Volevi applicare proprio su di me il Potere dello Stupro? Ahahah ho subito carnali violenze di branco dai più rognosi corsari mangiati dalla gonorrea, non puoi niente contro una puttana scafata come me!”
La donna senza braccia e con tre gambe non era pane per i denti di Harry, che sputava grumi di catarro sanguinante cercando di rispondere.
“Ma i miei doni..volevo condividerli con te!”
“Quelli sono doni di morte, non possono essere condivisi se non coi tuoi nemici, prima che ti logorino completamente, la tua unica arma di difesa è anche la tua morte lenta e infettiva, a meno che…”
In quell’istante si udì uno scoppio, una palla di cannone si era schiantata sulla spiaggia innalzando una nube di sabbia.
La ragazza corse a vedere, una nave, nera come la notte si stava avvicinando, la sua polena era inconfondibile, la scultura lignea di un fauno dal membro immenso puntava dritto verso la spiaggia, quelli erano gli stendardi del folle corsaro Von Sodom, passionalmente invaghito di Harry Splatter e deciso a recuperarlo a ogni costo, anche violando la sacra tregua dell’Atollo delle Zoccole Malconce.
“E’ Von Sodom, è qui per me!” Gridò Harry con l’isterismo di una checca.
Già però qualche prostituta deforme si era schierata a riva imbracciando artiglieria pesante, i fucili rispondevano al suono del cannoni, le cui palle più grosse sembravano provenire proprio dall’enorme glande del fauno sulla polena, le prostitute deformi però puntavano a disgregare coi propri proiettili le scialuppe stracolme di pirati infoiati che si stavano avvicinando a riva.
Presto il mare fu colorato da una schiuma scarlatta, a fior d’acqua galleggiavano arti umani, teste, tronchi sbudellati, uniti ai relitti delle scialuppe, disintegrati dalle raffiche delle Zoccole Malconce.
“Devi scappare!” Disse la ragazza con tre gambe e senza braccia. “Quel frocione peloso ha violato la tregua che vige sull’atollo, non può passarla liscia, se no tutti cominceranno a venire qui facendo quello che gli pare, noi copriremo la tua fuga!”
Harry si rivestì in fretta, aveva già dimenticato il dolore al naso, il Dono Dell’Infingarda Paura era l’unico potere che aveva appreso a pieno, un potere capace di fungere da antidolorifico e triplicare la velocità.
Sulla spiaggia vide Macinabudella, lanciava granate contro le scialuppe, Harry gli urlò contro:
“Dobbiamo scappare amico mio!”
Macinabudella sputò il sigaro che stringeva nel musetto:
“Scappare? E come? Hanno lance veloci, ci prenderanno in due secondi, e poi la fuga non si addice a Macinabudella!”

Le granate erano tutte precisissime, nessuna imbarcazione si salvava agli schianti delle bombe lanciate dal braccio del peluche.
Cosa fare allora? Scappare da solo? O semplicemente nascondersi?
Harry vide su una scialuppa Von Sodom in persona, ritto come una statua, gigantesco, avvolto in una cappa nera che lo faceva somigliare alla morte in persona, incedeva sull’acqua, un ghigno diabolico si intravedeva sotto il cappello a larghe tese coperto da piume nere, poi la bocca del pirata si allargò attraverso la barba incrostata dalla salsedine, i denti d’oro si rivelarono in un sinistro luccicore, Von Sodom aveva visto Harry!
“Sei lì piccino mio! Perché mi scappi? Solo io posso proteggerti dai maghi che ti stanno braccando!”
Urlava queste parole il pirata evitando le bombe lanciate da Macinabudella e le raffiche dei fucili d’assalto delle Zoccole Malconce, anzi, rispondendo al fuoco mediante possenti moschetti a ripetizione, i cui pallettoni, grossi come pugni umani, stavano cominciando a smembrare le prostitute a riva; i bucanieri inferociti liberavano adesso, a corta distanza, la loro violenta potenza di fuoco, coprendo l’avanzata della veloce lancia di Von Sodom.
Le prostitute furono costrette a indietreggiare rifugiandosi fra le palme, ma anche gli alberelli tropicali venivano mangiati dal piombo dei pirati, il morbido legno veniva scalfito fino a divenire inesistente.
Aletto, Tisifone e Megera erano infuriate, litigavano fra loro mentre sparavano senza sosta protette da mitragliatrici poste sulle torrette dell’isola e dominando la scena dall’alto.
“Nessuno potrà avvicinarsi alla riva senza essere spappolato! Da qui controlliamo tutta la situazione!”
Disse Aletto mentre la sua bandana rossa le cadeva sull’occhio di vetro e i bianchi capelli venivano agitati dalla brezza marina.
“Cosa vuole quello scimmione pederasta del tuo ex?” Urlava Tisifone a Megera.
“Cerca il ragazzino che era con Natividad, lei mi ha detto che ha Scolo e Sifilide, forse Von Sodom non lo sa ancora, potremmo consegnarglielo ed evitare altre perdite, sarebbe come un pacco bomba, un cavallo di troia, il ragazzino infetterebbe Von Sodom togliendocelo dai coglioni una volta per tutte!”
Harry era sotto le torrette, inosservato ascoltava i discorsi delle vecchie piratesse, coperto nell’unico luogo inespugnabile dell’atollo; rabbrividì udendo la decisione di consegnarlo a Von Sodom, ma la risposta di Aletto lo rassicurò:
“E tu credi che quel vecchio puttaniere non abbia già contratto tutti i morbi sessuali esistenti? Ha scopato qualsiasi cosa, si dice facesse orge con le scimmie malate di rogna! E tu che lo hai anche sposato!”
“Zitta puttana! Erano tempi d’oro, solcavamo i mari disseminando morte e distruzione, eravamo belli e giovani, sani, ribelli, sanguinari e spietati! Abbiamo fatto più monete col sangue e le razzie all’ epoca che adesso con queste fiche malconce!”
Tisifone, sbavando attraverso la sua bocca sdentata appoggiò sua sorella Megera:
“E poi se diamo il ragazzo a quello scopa scimmie tutti i pirati dei sette mari si sentiranno in diritto di venire qui, fare un po’ di casino e avere quello che gli pare! Dobbiamo dimostrare che non siamo indifese!”
Harry si sentì risollevato, aveva la protezione delle piratesse, una cosa però lo turbava, se anche Von Sodom era immune ai suoi doni magici, ovvero Scolo e Sifilide, allora cosa cazzo se ne poteva fare? A cosa servivano se non a logorare il suo corpo disseminandolo di piaghe e bruciori?
Decise di fare appello a tutto il suo coraggio, arrampicarsi su una torretta e chiederlo a una delle piratesse, scelse Megera, che le sembrava la più ragionevole; da lassù poté vedere Macinabudella catturato dai primi corsari che avevano raggiunto la spiaggia, il povero orsetto rosa era stato sopraffatto numericamente, veniva percosso e traforato da mille lame di sciabola.
“Ma questo orsetto di merda non ha né l’uccello né il buco del culo!” Disse un galeotto sdentato dalla faccia mangiata dal sole, presto gli rispose un altro, un magro ceffo tatuato dalla faccia da topo e la testa logorata dalla tigna:
“E quel’è il problema? I buchi glie li facciamo noi hahahaha!”
Detto questo il bucaniere estrasse un coltellaccio e aprì un varco fra le stoffa dove dovevano esserci le natiche dell’orsetto asessuato e vi ci infilò dentro il pene nero di sporco, i restanti corsari ci presero gusto, ciascuno aprì il suo foro nel corpo dell’orsacchiotto e presto il suo interno di pezza si ritrovò gremito da un groviglio di falli, non vi era più spazio in corpo al povero peluche.
Lo lasciarono al suolo, smembrato, ricoperto di buchi da cui colava denso sperma, la stoffa che costituiva le interiora del povero orsetto era ormai zuppa, e fradicio ormai era anche l’esterno rosa che stava assorbendo il liquido.
“Mi hanno trasformato in una spugna di sborra! Bastardi!!” Trovò il tempo di sospirare il morente Macinabudella.

Megera era troppo occupata a mitragliare dall’alto i pirati che ormai avevano espugnato l’atollo, le prostitute ormai cadevano come mosche.
“Come posso fare Megera a usare i miei poteri? Voglio aiutarvi!”
“Sei proprio un coglione!” Rispose la vecchia piratessa. “Dove cazzo l’hai fatto l’apprendistato? Nel buco di culo di un dinosauro bifronte? Ogni mago ha bisogno di una bacchetta magica imbecille, è la prima, fottuta regola!”
Harry pensò ai suoi difficili rapporti con le bacchette magiche, quando era ancora un apprendista dalla Fatina Decomposta, aveva creduto di poter fare senza, si era affidato unicamente all’istinto
dal giorno in cui il Dragone di Fuoco l’aveva posseduto, ma l’istinto va controllato, incanalato, era questa la reale funzione di una bacchetta magica.
“Dove posso trovarla Megera?”
“Il posto più vicino dove puoi andare è il Monastero degli Impotenti, porta con te Natividad, lei conosce la strada, inoltre so che c’è del feeling tra voi!”
Intanto Von Sodom aveva raggiunto la riva e cominciava a sparare alla schiena delle prostitute in fuga.
“Vai, Prima che quel diavolo ci uccida tutte, presto arriveranno altri corsari suoi rivali a darci una mano, ha violato la tregua, questo è territori neutro, tra poco Jolly Pennone e Capitan Femore Fallico saranno qui, sarà uno scontro epico tra canaglie del mare, nemici giurati da anni,  hanno sempre desiderato ognuno la testa dell’altro, la passione di Von Sodom ha scatenato una guerra tra pirati e noi tre piratesse non potevamo di certo mancare!”
“E Von Sodom ha fatto tutto questo per me?” Chiese lusingato Harry Splatter.
La vecchia rise in maniera assolutamente satanica:
“Non illuderti piccolo mostriciattolo, lui non ama, lui desidera, e non c’è nulla che possa frapporsi fra lui e l’oggetto del suo desiderio, è capace di bruciare il mondo pur di averlo, ma la sua è solo ingordigia ed egoismo, una volta ottenuto ciò che vuole, lo logora fino a che diviene inutilizzabile, è proprio un bambinone! Io sono scappata dalle sue grinfie appena in tempo, non che non ci si divertisse a essere sposati con quel mangia teschi, ninfomane figlio di Davy Jones!”

Harry vide dalla torretta una nuova, terribile scena, la ciurmaglia aveva catturato Brucionte, il pellicano verde mela, lo stavano arrostendo su uno spiedo con tutto il piumaggio, il disgraziato pellicano emetteva grida strazianti che non facevano altro che infoiare i sadici pirati.
“Devi andare adesso, Natividad ti aspetta qui sotto!”
Disse questo Megera mentre i proiettili fischiavano intorno a loro.
Effettivamente Natividad, la ragazza con tre gambe e senza braccia, stava aspettando Harry fra le palme alla base della torretta, gli fece cenno di seguirlo, sotto la sabbia vi era una botola che conduceva a un passaggio segreto, era già aperta e pronta ad essere imboccata.
“Cosa c’è lì dentro?” Chiese Harry.
“Il ventre della terra, dove riposa il verme!”
“Il verme? E cosa dobbiamo farci con un verme?”
“Preferisci essere inculato da Von Sodom per tutto il resto della tua vita?”
Non ci fu risposta, entrambi si addentrarono nel buco chiudendo la botola alle loro spalle.
“Adesso il verme ci mangerà sputandoci dove dobbiamo andare!”
“E perché ci sputerà?”
“Perché non ama la gente con la sifilide e lo scolo!”
“E tu?”
“Io ho un principio di piorrea!”
Von Sodom intanto gridava circondato da cadaveri insanguinati:
“Harry, Harryyyyyyyyyyy!!”

Poco distante il corpo di Macinabudella restava inerte, pezza fradicia ricoperta da una sabbiosa fanghiglia.

*
Il verme era enorme, forse il mare intero non era in grado di contenerlo, inghiottì Harry e Natividad, catapultandoli in una viscosa peluria, di pelo in pelo venivano trasportati, ma quelli non erano peli veri e propri, bensì filamenti organici, il loro tocco era soffice, quasi eccitante se applicato nei punti giusti, Harry e Natividad ci presero gusto, si denudarono lambiti dai filamenti e cominciarono a strusciarsi l’un l’altro, intorno ai loro corpi la peluria organica faceva il suo lavoro, il rapporto sessuale era sia genitale che epidermico dunque.
“Fai veramente schifo Harry Splatter! Sei amaro come un pezzo di merda essiccato!”
Il verme defecò Harry, che completamente nudo e ricoperto da una bava viscosa simile a placenta, cadde su una distesa erbosa.
Il verme però trattenne Natividad dentro di sé, si potevano udire  i gemiti goduriosi di lei, non se la stava passando tanto male là dentro; finalmente anche la ragazza fu espulsa dalle viscere del verme, aveva una faccia soddisfatta, anche lei era nuda.
“Ci vediamo signor verme, alla prossima, è sempre un’avventura unica con lei, dal sicuro orgasmo!”
“Ciao piccola, torna presto!” Disse il verme marpione.
Harry si avvicinò deluso a Natividad:
“Ma io credevo che dopo quello che abbiamo fatto durante il viaggio noi due stessimo insieme, e invece ti intrattieni a copulare con un verme gigante e ti fai strusciare dalle sue grinfie!”

“Non mi piacciono i tipi gelosi maghetto, e poi io scopo col verme da quando sono adolescente, praticamente mi ha svezzata, cosa vuoi tu da me che sei l’ultimo venuto? Ti ho concesso una sveltina giusto perché mi fai pena, e lì nel ventre ero immune dalle tue sordide e infettive malattie! Adesso andiamo che la strada è lunga, e ricordatelo, io non sono di nessuno!”
“Ma tu come conosci tutte queste cose? Come sai la strada per il monastero?”
“Il verme è dei Monaci Impotenti, è il tramite tra il nostro bordello e il loro monastero, di tanto in tanto qualcuna di noi va a far visita ai poveri impotenti, ci pagano, ma non riescono mai a concludere niente!”
“E quindi hanno loro le bacchette magiche?”
“Dovrai far rizzare il pene a uno di loro e reciderlo, quella sarà la tua bacchetta magica!”
“Ma come faccio a rizzare il pene di un impotente?”
“Qui nessuno ti regala niente maghetto!”
Il monastero sorgeva in cima a una rupe, era attorniato da fitta boscaglia, un unico, stretto sentiero conduceva in alto e non era affatto comodo.

Una cocciniglia gigante fumava un sigaro sotto un albero, proprio all’entrata del sentiero:
“Non vi aspettavamo Natividad!” Disse la cocciniglia  creando cuori di fumo con la mostruosa bocca rostrata.

“Il ragazzo è qui per la prova della bacchetta magica!” Disse la ragazza senza braccia.
“E come mai ad accompagnarlo c’è una puttana come te? Non sei mica una fata, o una strega, o una strafottuta madrina dai capelli turchesi!”
La cocciniglia soffiò una densa nube di fumo sul volto di Natividad.
“Ti metto dentro un po’ di sacchette di sperma e puoi passare? Facciamo così Natividad?”
Il rituale d’accoppiamento della cocciniglia era rivoltante, il maschio doveva deporre una sacchetta di uova nel corpo della femmina, che in questo caso era Natividad.
“Non voglio che tu mi tradisca ancora!”
Urlò Harry, che fermò Natividad mentre già stava allargando due delle sue tre gambe alla vogliosa cocciniglia.
“Ma la smetti di fare il romantico? Io non mi metterò mai con un poveraccio come te! Vai cocciniglia, deponi la tua sacca!” Urlò Natividad, ma Harry si frappose fra loro:
“Sei proprio una troia! Ti fai sbattere da chiunque arrivi senza troppe resistenze!”
Una rabbia sinistra crebbe in Harry che spintonò la cocciniglia, questa cadde all’indietro, fracassandosi la testa membranosa su di un tronco spezzato.
“Così mi piaci maghetto, quando sei maschio mi attizzi, adesso si che hai qualche seria possibilità! Proseguiamo il cammino!”
Harry Splatter avanzava impettito seguendo la sua Natividad, che vista da dietro, aveva proprio un gran bel culo.

Il monastero era austero, di architettura gotica, costruito però nella nuda roccia, dando l’impressione di essere un tutt’uno con la montagna, scolpito in essa, solenne ed essenziale, duro, severo, rigido, questo era il Monastero degli Impotenti.
Il grande portone si spalancò dinnanzi ai due viaggiatori, Harry e Natividad penetrarono in una fredda sala poco illuminata, era impossibile giudicarne le dimensioni a occhio, poiché il buio completo attorniava un cerchio di luce proveniente da un lucernario posto al centro del soffitto.
“Sappiamo perché sei qui, ma  non è compito facile il tuo Natividad, e nessuno meglio di te lo sa così bene!”
Un'altra voce proveniente dal buio si unì alla prima:
“Ce lo hai succhiato per ore, giorni, mesi, qui nel buio, dove l’unico suono era quello della tua bocca appiccicata dalla saliva e niente, non è mai successo niente!”
“Facciamoli provare!” Disse una terza voce.
“Vero, in fondo sono già nudi!” Se ne aggiunse un'altra.
“Fate un po’gli zozzi, vediamo che succede!”
Natividad si avvicinò a Harry, i suoi occhi smaliziati lasciavano trasparire un unico messaggio:
“E’ ora di finire quello che avevamo cominciato l’altra notte maghetto!”
I due cominciarono a baciarsi con passione.
“Non hai paura delle mie malattie?” Chiese Harry a Natividad.
“No, non più, questa situazione mi eccita terribilmente, facciamolo in mezzo a questi vecchi guardoni impotenti, sono una troia esibizionista, non c’è ostacolo che una donna arrapata non riesca a superare!”
“Ma io non voglio fidanzarmi con una ninfomane come te!”
“Preferisci essere inculato tutta la vita da Von Sodom? E poi chi ha parlato di fidanzarsi, ci facciamo una galoppata in amicizia!”
Anche questa volta Harry, non riuscì a trovare obiezione alcuna.


Natividad conduceva il gioco, abilissima sia con la bocca che in contorsioni del corpo, nonostante non avesse le braccia, sapeva benissimo come usare le restanti parti del corpo.
“Omiodio!” Gemeva uno degli impotenti
“E’un ragazzino! E’ solo un ragazzino! E lei lo violenta quasi!” Replicò il secondo.
“Che immensa porcata, noi uomini di chiesa adoriamo i ragazzini, specie se un po’ ritardati come questo qui!” Si aggiunse un altro.
“Potremmo farcelo anche noi, si anche noi, tutti insieme, come una volta, guarda che adorabili che sono le sue croste sui glutei…”
“Miodiononcicerdomisirizzaaaaaaaaaaa!”
Un urlo disumano tuonò dal buio, dalla tenebra si allungò un pene rugoso, lungo come un avambraccio, poi un altro, poi un altro ancora; Natividad intanto cavalcava sbizzarrita su di Harry, i suoi occhi erano chiusi e in estasi mentre la sua vagina schiumava.
“Natividad, presto, riprenditi, siamo circondati dai cazzi dei monaci, quale prendiamo? Hai con te un coltello?”
“Godo lurido bastardo, vengo, ti allagooooooo!”
Natividad era impazzita, squirtava abbondantemente sul ventre di Harry in una torrenziale eiaculazione femminile.
“Da quanto tempo, da quanti secoli non ci si rizzava, anche noi, un po’ anche a noi, le nostre cappelle pulsano, siamo relegati nella clausura e castità religiosa su quest’eremo, abbi pietà Harry Splatter, un po’ anche a noi!
Natividad svenne sul corpo di Harry, aveva goduto come un ossessa e adesso non oìpossedeva più forze, l’apprendista maghetto la fece da parte, era completamente imbrattato dal succo vaginale di lei, doveva cavarsela da solo, si lanciò su uno dei falli sospesi nel buio, il suo possessore gemette e subito liberà un getto latteo sul corpo di Natividad che giaceva in terra.
“Siiiiii, da quanto tempo!”
Il pene si afflosciò immediatamente.
“Questo e inutilizzabile, ma come faccio se appena li tocchi sborrano, devo reciderne uno mentre è ancora duro, ma questi soffrono oltre che di impotenza anche di eiaculazione precoce!”
A Harry venne un idea diabolica, si lanciò su di un altro pene, da cui era accerchiato come fossero pallide belve senza peli, era deciso a morderlo alla radice così da staccarlo coi denti, ma quando aprì la bocca, in un abile manovra il grosso pene penetrò invadentemente nella sua bocca fino ai testicoli, subito un gettò investì le viscere di Harry costringendolo a vomitare sborra e frattaglie.
Anche il secondo pene si afflosciò, ne restavano quattro.
“Devo farcela, devo farcela cazzo, non demoralizzarti, in fondo hai fatto un esperienza, l’hai ciucciato a un monaco, sono le scalate della vita, come vuoi che facciano le segretarie ad avere le promozioni!”
Si avventò sul terzo pene, e stavolta fu più agile del calvo serpente, lo addentò alla radice affondandovi gli incisivi, poi strappò, un veemente getto di sangue ricoprì il volto di Harry, lo spruzzo raggiunse anche Natividad, che ancora dormiva per terra, sommersa da sangue e sperma di monaco impotente.

Harry era  completamente imbrattato di sangue, stringeva fra le mani il potente fallo eretto gocciolante fluidi organici, il monaco a cui era stato estirpato stramazzò al suolo, svenuto dal dolore, dal buio però si allargò una macchia di sangue che raggiunse i piedi di Harry e le nudità di Natividad, l’umidore finalmente la fece svegliare.
“Che è successo? Cosa mi hai fatto porco?!” Disse lei.
“Ce l’ho fatta, ho preso la bacchetta!”
“Non ti servirà a molto, perché adesso morirai!” Dissero i monaci all’unisono.
“Incanala la tua rabbia Harry, rendi la bacchetta il tramite tra i tuoi poteri e l’esterno, getta tutti i poteri ricevuti in dono nella bacchetta!” Urlò Natividad.
Harry issò il pene reciso e sanguinante, ancora duro come il marmo, stretto nel suo pugno.
“Mi avete tappato la bocca coi vostri cazzi pedofili, mi avete fatto bere i vostri fluidi organici, ma giuro, che nessuno mi tapperà ancora la bocca senza il mio permesso!”
L’apprendista maghetto strinse il pene-bacchetta con tutta la sua forza, come se volesse strozzarlo, questo si illuminò di una luce violacea, poi si spaccò con le piaghe della Sifilide e si ricoprì con le pustole dello Scolo, il pene era infetto, pregno della magia di Harry Splatter; una secchiata di liquido ammorbato fu espulso dal meato urinario del pene che il maghetto stringeva in mano, il liquame corrose la carne dei monaci che se ne stavano nascosti nel buio, lasciandone solo lo scheletro, ma questo Harry e Natividad non potettero vederlo né tantomeno gli venne voglia di indagare.
Harry se ne stava ritto sotto la luce del lucernario, con la bacchetta magica - pene  stretta in pugno, pregna di liquido giallo e infettivo, in quella posizione, illuminato dai raggi solari, appariva come un eroe epico trionfante. I suoi lineamenti erano cambiati, le mascelle serrate erano quelle di un uomo e non più le molli guancette di un adolescente.
“Adesso tocca a Von Sodom, anche lui ha approfittato di me tappandomi la bocca col suo cazzo salato e ruvido! Vieni con me Natividad!”
La ragazza senza braccia e con tre gambe fremette:
“Come sei tosto Harry, ora sì che mi piaci, sei troppo un duro!”

“E dì a quel verme gigante che non scoperà mai più la mia ragazza, se no lo ingozzo col mio liquame magico!”
“Tutto quello che vuoi mio eroico maschio dominatore di belve di testosterone!”

Giunti dal Verme, questi che poco prima aveva fatto tanto il gallo, adesso acconsentì di sottostare alle minacce di Harry, non ci teneva a essere intasato da quel liquame racchiuso nel pene-bacchetta magica, non toccò Natividad nemmeno con un pelo(cosa che alla ragazza intimamente dispiacque).
I due furono sputati dalla botola sull’Atollo Delle Zoccole Malconce, dove imperversava la più feroce battaglia navale mai vista nella storia, Harry strattonava Natividad con virilità, come fosse una sua prigioniera, appariva come un feroce corsaro anche lui, un uomo di mondo, finalmente era un mago; Natividad dal suo canto pensava:
“Adesso questo qui pretenderà che io non scopi più con nessun altro?”


©Davide Giannicolo 2011

 

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