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domenica 25 ottobre 2015

Il ciclo del sangue




L'infinito roteante d'una svastica
che sorge e tramonta,
l'eterno divenire.
Il ciclo,
dal quale il sangue non scampa.

Ventidue soli ardenti,
ventidue lune,
il cerchio
eterno
sempre simile a sé stesso.

Purezza,
acciaio,
carne,
dominio.

La distanza giusta
e il perfetto controllo
del colpo da vibrare
determinano 
le sorti di un duello.

Ventidue svastiche
sul filo della lama,
ventidue soli
si susseguono 
nelle maglie della catena.

Ventidue lune,
il ciclo sempiterno dell'acqua,
un cerchio,
la pura simmetria.

Il ciclo 
del sangue.

Davide Giannicolo

sabato 21 marzo 2015

La Lama



L'aria
corrode la lama,
lo si sa;
anche se essa
indubbiamente
è splendente
se dardeggiata dal sole.

La lama,
lo si sa,
ha ragione di essere
o nel fodero
o nella tenebra delle viscere.

La lama
ama
il buio.

Davide Giannicolo

martedì 27 maggio 2014

Nemesi (Sputerò nel tuo cuore)





Nemesi (Sputerò nel tuo cuore)

Io sono la Nemesi,
sono l’oltraggio,
la Bestia del riscatto;
lo schiaffo che ritorna.

Sempre;
inesorabile.

Io sono il Boia,
il Frantuma Ossa
il Carnefice,
e amo le vittime.

Poiché i loro lamenti
hanno il sapore
del macello.

Un invisibile mandante
m’ha strappato via alle tenebre.
È stato persuasivo,
sì,
doloroso nelle sue richieste,
m’ha scelto
e io sono giunto.

Io sono la Nemesi,
lo strazio,
il dolore,
la nefasta contusione,
il lugubre,
severo
schiocco della frusta.

Un mandante addolorato
m’ha condotto fino a qui!

Io sono il mezzo,
il ferro,
la tortura;
Io sono il tramite
eterno,
inarrestabile
e sputerò nel tuo cuore.


                                      Davide Giannicolo


domenica 13 gennaio 2013

VUOTA DI TE



Vuota di te

Obnubilato dal vino,
divelgo il coperchio della bara.

Ho vagato fino alla fossa,
bramata,
consunta,
strabordante disio.

Il cimitero m’acceca,
eppure delicato appare,
il tremolio degli scarlatti lumini,
che intorno a me danzano,
come spettri di scherno.

Ma nulla scorgo,
nella fossa con fatica scavata,
solo oscurità
e un miasma gorgogliante
che non è la fragranza del tuo crine.

In ginocchio,
nel fango,
apro le mie ubriache vene,
e di me
irroro la fossa
vuota di te.


                       Davide Giannicolo

mercoledì 2 gennaio 2013

Madrigale, di Davide Giannicolo

Madrigale

"S’arrampica, isterico l’insetto,
sul rosso bacio della Sarracenia;
palpita, frenetico il suo petto.

Ci pare d’udire la sua nenia:
disperazione fra le fronde altere,
verde morte che non chiede venia.


Lotta, inerme l’insetto, e spera,
poi dolcemente cala la sera."


                     Davide Giannicolo


E' un breve componimento, che ebbe molta fortuna dal XIV al XVIII secolo, non solo dal lato poetico ma anche musicale. Consisteva in origine di due o tre strofe di tre endecasillabi con rapporti vari di rima, seguiti da due endecasillabi a rima baciata, oppure da quattro endecasillabi a rima alternata.