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martedì 1 luglio 2025

Proditoriamemte




 Proditoriamente il Diavolo si intrufola nel campanile, massacrando il sagrestano a colpi di violino e cacofonia.

Proditoriamente il Diavolo s’acquatta nel fienile, sorprendendo la bella fattrice assopita sulla paglia, nel suo sonno di mezza estate.

Le solleva la gonna, le accarezza la pelle, con artigli affilati e leggeri come l’ombra d’un vigneto.

Tutto mentre il sole arde accecante nel cielo turchese, senza l’ausilio delle tenebre, come si crede erroneamente.

Impazziscono le cicale in un canto di afa e canicola, mentre il signore delle mosche piroetta beffardo nei campi bruciati dal sole o all’ombra dei palazzi di borghi deserti e silenziosi nel primo pomeriggio, in cerca d’un grottesco sollazzo.

Proditoriamente all’ora della controra, subito dopo pranzo, quando tu hai svuotato la tua bottiglia di vino bianco e ronfi nella camera in ombra cercando un filo d’aria, il Diavolo entra dalle finestre, si nasconde tra le scale, alita fuoco nefasto sul tuo volto come fosse il mantice d’un fabbro, t’osserva, ti fiacca, ghigna…sei suo!

Davide Giannicolo

A Edgar Allan Poe

mercoledì 23 novembre 2022

Pregno di Tenebra

 



Sono pregno d’oscurità.

Come una campana che suona in una notte senza stelle né luna una cacofonia di disordine e isterismo.

Un brulicare di vermi infesta il mio cervello che rinsavisce solo al cospetto della violenza.

Sono come la scala di un buio scantinato, in cui la luce del sole non ha mai avuto accesso.



Sono il cuore irrequieto in una notte nebbiosa, il sangue che zampilla da una ferita auto inferta sul muschio della tomba vetusta in un’alba pallida e smorta.

Sono lo strangolamento e il cadavere ghiacciato in una sera di Novembre.

Sono la spranga dell’aggressione sopraffatta dalla febbre del delirio omicida, la frusta che schiocca in un crepuscolo di nevrotica perdita.

Illazione funesta, conseguenza d’un colpo di luna.

Sono lo stupro nell’androne del palazzo dal massiccio portone di tempi remoti.

Giungo nottetempo.

Al mattino le tue vesti sono ancora intrise di me.

Le laverai a fatica. 

Davide Giannicolo