Necromania e puro amore per decadenza e violenza, poesia oscura, lirismo licantropico, monumentali astrattismi sanguinari, danza di catene e rasoi al chiaro di luna, letteratura notturna, solinga, antintellettuale. Questo è il manifesto del porto dei misfatti, e i viandanti che vi entreranno sentiranno gelidi moncherini carezzare il loro volto, o sinuose sirene, il cui bacio sa di prostituzione e antichità.
domenica 26 febbraio 2023
Sangue e Violenza nella Cattedrale
domenica 19 febbraio 2023
Antares
Oh Antares
Rosso cuore dello Scorpione
Che arde impetuoso nelle sue turbolenze fiammeggianti.
Stella fulgente, magnifica, luminosa più di tutte.
Scorpio non nasconde il suo cuore, gioiello di fiamma e ardore.
Solo tu conosci i segreti della mia anima.
Tu e nessun altro ne rispecchi il tumulto nell’alto degli astri.
Brucia oh Antares, come fiammeggia il mio cuore impetuoso.
Eterna, bellissima, nelle lontananze siderali del cosmo.
Rosso, sanguinante cuore dello Scorpione.
Sole dell’anima senza eguali,
Fuoco sospeso nell’oscurità.
Davide Giannicolo
giovedì 9 febbraio 2023
Testa di Morto
La vedova indugia dinnanzi alla lapide del marito, è un pomeriggio dal cielo terso, solleva la gonna e sposta di lato le mutandine di pizzo nero. È morto recentemente, poco più di un anno.
La vedova, puttana triste vestita a lutto, svela una vulva dal pelo nero, allarga le grandi labbra con due dita a forbice, s’inarca mostruosamente.
Il rosso vivo della fessa sembra una bocca sanguinante nella pelliccia corvina del pube, espelle un getto veemente, dorato. Zampillo volgare di piscia imbratta la lapide, proprio sul ritratto del defunto.
Il mio cielo un tempo era terso, adesso sono pieno di perturbazioni, questa scena è una di quelle nuvole plumbee.
Nasce Testa di Morto, non senza travaglio e dolore.
Testa di Morto è nato, tremendamente assetato; non somiglia a nessun altro se non a sé stesso.
Giunge l’amante della vedova, incubo che cammina, poiché non sa in che guaio si sta infilando, perché é ovvio che qui di infilare si tratta.
Tra le mutandine di pizzo, la vulva nera di pelo tagliente tanto da provocare scosse al glande più calloso, viene riempita.
Il cielo terso improvvisamente s’oscura.
Nevica.
Grigia bufera si staglia all’orizzonte, non c’è cosa che non muoia.
Una mano sorge dal terreno in prossimità della lapide, afferra la fica, Testa di Morto sorge, l’amante viene sgozzato, mentre la vedova cavalcandolo impazzita ridiviene una corvina adolescente con le trecce.
Nevica.
Il candore della neve cela lentamente, lieve, il sangue e l’orina.
Testa di Morto è nato ed è già coperto di sangue.
*
Spostiamo la scena in un appartamento. Degli uomini giocano a carte, una biondina, sola nel letto sonnecchia, si sente trascurata dal suo ragazzo che spesso ripete questa pratica fino a notte fonda. Percepisce qualcosa, o meglio qualcuno, strisciare sul suo letto, un uomo le accarezza lascivamente il corpo, le sfila le mutandine e ora fruga tra i peli del suo pube fulvo, è nudo e indossa una maschera di teschio il cui biancore rifulge nella penombra. La ragazza ansima, immobilizzata dal terrore, come il cadavere d’una giovane donna ricoperto da diafano sudario. Chi è costui? Uno degli amici si è infilato furtivamente nel suo letto dissacrando la lealtà del suo uomo? Profanando così, in questo modo esecrabile e infimo, la sua ospitalità tradendo il compagno?
Come se lo spettro lussurioso avesse udito i suoi pensieri ella sentì un sussurro roco, seppure ammaliante, provenire da sotto la maschera.
“Io sono Testa di Morto e questo è il mio turgido osso, spargerò su di te il mio seme, essenza di fiore bianco.”
Sentì di essere penetrata, non oppose resistenza, restò buona come se fosse minacciata da un’arma, una pistola alla tempia o un coltello alla gola che la costringevano ad assoggettarsi senza fiatare, cosa non vera, lo sconosciuto non brandiva altro che le carni frementi di lei e la sua bocca veniva tappata, riempita, non da un ferro o da una mano inguantata, non dal fazzoletto imbevuto di cloroformio, ma alternativamente da una lingua sinuosa e un membro soffocante. Invadenti, irruenti tanto da spingersi fino alla trachea, costringendola a poppare, ipnotizzata da un incantesimo di lussuria inconfessabile e rassegnazione giustificante l’esplosiva eccitazione di quell’atto proibito che in realtà le ardeva nel ventre come un incendio, facendo lacrimare la sua vulva, fradicia come una spugna, di tumultuoso desiderio.
La bionda passiva gemette lasciandosi scuotere da ritmici e sapienti colpi di reni, osò allungare una mano sulla schiena della Testa di Morto, un altra afferrò un gluteo, attirando a sé quel corpo massiccio come a voler contribuire alle sue spinte, rompendo la passività della stregoneria in atto, facendosi fottere sempre con più veemenza. La carne nelle sue mani era reale dunque, non si trattava né di sogno né di allucinazione, venne, facendo colare una pozza dalle cosce spalancate alle lenzuola. Il seme di Testa di Morto fu poi sparso sul ventre di lei, unguento che realmente portava con sé lezzo di fiori da cimitero, bollente, in quella fredda notte di gennaio, ardente come metallo fuso sulla carne infreddolita. Il pelo del pube fulvo ne era completamente imbrattato, impregnato come la punta di un pennello pronto per la tela.
L’uomo s’alzò dal corpo di lei, sfilandosi dalle gambe allargate e fradice di fluidi corporei, ella restava immobile, muta. Il Teschio dalla stazza colossale aprì la finestra, senza voltarsi.
Sparì lasciando nella camera da letto il gelo della notte. Nell’altra stanza si udivano ancora le voci degli uomini che se la spassavano.
Davide Giannicolo
venerdì 3 febbraio 2023
Foglia d’acero
Una foglia d’acero sul dorso dello scorpione.
Una carezza, un’illusione.
Scroscio di pioggia d’autunno che muore.
Un filo di ragno ove danza l’ossessione.
Fantasmi di sogno accoltellano la veglia, megere d’avorio, polipi di diaspro.
Una foglia d’acero, fradicia, che muore.
Carezza viscosa, brivido, illusione.
Lo scorpione divora il ragno d’ogni ossessione.
Davide Giannicolo
venerdì 27 gennaio 2023
Picnic (Sogno di Luna Rossa)
Qualcuno ti ha sottratta al nano ambrato,
Marito Bengalese,
In questa umida notte di luna rossa.
Sulle ali di un sogno agitato ti porta a un picnic in pieno sole, su un prato verde.
D’un tratto il cielo s’annuvola e diviene scuro.
Verghe, ibridi tra funghi, fiori e cazzi sorgono lentamente dai ciuffi d’erba in una danza sinuosa.
Frugano nelle tue mutandine,
Rovistano nella tua fica rossa e aperta come una ferita,
depongono spore nella tua bocca,
si strusciano sulle tue mani,
irrompono dentro te.
L’organista irrequieto ed inetto più in là sanguina chiuso nel tempio funesto dell’ipocrisia.
Piove
Su di un lago di sperma che cela mostruosità indicibili.
Ti risvegli madida
E sospiri.
Davide Giannicolo
sabato 14 gennaio 2023
Dungeon Villain
venerdì 30 dicembre 2022
Frantumi
Se ne sta a gambe larghe la vampira beffandosi di Lovecraft che voleva fottere una stella marina venuta dallo spazio o metterlo tra le valve di una vongola gigante. Il divino Catullo invece, senza complimenti se la scopa, troppo inebriato per badare al castello gotico che troneggia alle sue spalle e di cui non conosce l’architettura ai suoi occhi aliena. A dar man forte arriva Poe che però c’è l’ha troppo moscio, non disdegna però di fermarsi a contemplare, come un guardone tra le tombe, il quartetto di donne morte che si cimenta in saffiche effusioni poco distante da lui.
Ci pensa De Sade a squarciare il velo del tempo, e col potere di verghe di carne oltre i parallelepipedi della forma fa sbucare dagli scaffali dove si attarda la bibliotecaria otturata dal desiderio carnale, che mai sfoga, cazzi svettanti che la penetrano ovunque, lasciandola in una pozza di densa semenza.
È già successo altre volte tra i corridoi del supermercato, ma l’incantesimo è labile e le spranghe di carne e vene pulsanti si sgretolano inghiottite da una dimensione irreale ricca di falle. Le verghe si tramutano in tentacoli che tormentano un nuovo corpo in sacrificio.
La bella guerriera ci prende per mano estinguendo ogni timore, la sua forma è cangevole come in un sogno.
La forma, gli odori, non esistono più. Forse solo il tatto persiste sul filo della spada lucente. La bella guerriera è alla foce del sogno, diamanti e serpenti dagli occhi d’opale mutano continuamente le sue forme ultraterrene.
È evidente che non ci è concesso restare a lungo in questi luoghi, il dolore di una polluzione di sangue mi presenta una novella Juliette, è lei la definitiva forma che mi conduce, da solo, nello scantinato dove la nuova Justine è stuprata da Goblin e Orchi come quella volta, nel ‘700 lo era da Volcidor e compagnia.
Non mi resta che risalire il flusso della lacrima e tornare nell’occhio del ciclope ma Juliette mi prende per mano, dirigendo il getto veemente della mia eiaculazione al di là del precipizio del cosmo. Juliette, la puttana cosmica, diviene astro fulgente a sua volta, nulla più potrà tornare uguale a prima, ora che la sacerdotessa di Sade m’accompagna in questa valle di corpi smembrati che posso accorpare a mio piacimento in un gioco di forme di cui ella stessa mi ha svelato la magia.
Allora ragazze fottono zombie in nefaste fantasie erotiche tra pareti di carta di riso, una putrescenza tipica delle menti storpiate che affogano nel loro stesso sperma.
...E nel Giappone feudale, forse la stessa forza malevola, muove strani istinti vampireschi in nobili case.
Vermi brulicano tra i glandi marcescenti, la morte prende vita, Catullo non sa se buttarsi nella mischia o suicidarsi.
La fanciulla di ferro si inginocchia, la differenza consiste in quale lato dell’immenso dado a venti facce, fatto di membrana carnale, l’immensità del tutto deciderà di eiaculare.
Davide Giannicolo

























