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lunedì 31 agosto 2026

Morte d’agosto

 


Perché ogni cosa diviene sogno dal quale urge destarsi?

Perché tramuto immantinente in ricordo il mio presente soffocandolo nella malinconia?

La morte, come un’edera, s’arrampica dentro me.

Davide Giannicolo

domenica 14 settembre 2025

Mal d’Aurora

 


Nei sobborghi satanici della mia mente,

vaga una solitudine avida d’angoscia.

Impossibile coadiuvare azione e pensiero,

se il primo è zoppo e il secondo marcisce nelle fogne.

Ovunque io mi volti io scorgo il disagio,

la decadenza di un’umanità sull’orlo della catastrofe.

Eppure all’ aurora cantano gli uccelli del mattino, come frammenti ritrovati del Satyricon di Petronio.

Nessuna latebra può nascondere la disperazione del cuore umano, costretto a contorcersi come un verme, eternamente, nel fango dei secoli.

E allora penso, la vita è catastrofe da sempre.

Così come la carne nasce per decomporsi miseramente all’ombra dell’avello.

La mano carezza l’amante fremente e allo stesso tempo sferza la coltellata.

Tutto, ennui perpetua, è uguale a sempre, nel rigore di una nausea inalterata.

Solo la violenza ridona splendore a ogni azione.

Davide Giannicolo

lunedì 24 marzo 2025

Trauma



Il trauma spadroneggia nel mio inconscio,

banchetta con le scorie della mente.

Cose che avrei potuto fare. Immobili ad aspettarmi in un ghiaccio malefico.

Parole che non ho mai detto, cucite come lepidotteri nella mia bocca ormai priva di fiato.

Paure malamente sopite.

Oltraggi mai lavati col sangue, la cui onta impunita m’addenta le costole.

Ferite lasciate a imputridire senza sanarsi.

Nostalgie consunte dal tempo come vecchie foto.

Sensazioni svanite in un deserto di nulla eterno, irrecuperabili.

Dormo,

ricercando una piccola morte,

poiché la vita m'è avversa.

Ma il trauma s’impadronisce anche del sogno.

È scaltro, si beffa di me, conosce ogni disarmo e colpo di punta.

Come un crossdresser si palesa disgustandomi ogni volta.

Altre volte appare come una baldracca di carne tremolante che scoppia d’opulenza, disfacendosi al mio tocco in un groviglio di vermi che rovina sul piancito della mia corteccia cerebrale.

Si veste di rabbia, rancore, lussuria, malinconia e suicidio itinerante.

Pregno di invisibilità, mai sazio di ricordo incompiuto e fallimento ancor rovente.

Muore e immantinente risorge, non ha voce.

Il trauma, giorno e notte, fustiga i miei neuroni.

Davide Giannicolo



martedì 11 febbraio 2020

Nausea




Piante palustri,
gonfie di siero purulento,
suggono vampire
dalle carcasse adagiate
sul fondale della mia anima sfinita.

Non penetra luce
attraverso il muschio immoto.
Non v'è suono
né sentimento alcuno.

S'allarga nel petto
un sipario decomposto
fatto di fronde velenose
rivelando maschere di morte.

I tetri liquami
giungono alla testa diroccata dai traumi,
non senza prima passare
attraverso la grotta nefasta della carotide,
causando conati di vomito malsano.

Non v'è forza
nella mano che tappa inutilmente la bocca,
schiuma nera,
nutrimento d'avide radici di delirio,
sgorga erompendo fino agli occhi,
annegando cervello e cellule ivi brulicanti.

Sarà il mio
l'ultimo cadavere
a giacere sul fondo fangoso della palude?

Davide Giannicolo